Dove comincia la notte

Articolo di Marilisa Mainardi

In ogni sistema c’è un punto

Che non si riesce a spiegare

Con gli elementi del sistema stesso”

(K.Godel)

Immagine dal sito www.cb01.eu
Fonte immagine: www.cb01.eu

Molti devono essersi scordati di questa frase d’apertura. Si trova proprio lì, in coda alla sigla di testa. Ed è sin da qui che si ha la chiave per il finale, la soluzione del giallo. Godel, tra i più grandi matematici del Novecento, ha lavorato a lungo per dimostrare la non sufficienza delle materie scientifiche a spiegare ogni lembo del creato. Si apre così “Dove comincia la notte” pronto a trascinarci in un contemporaneo ritorto nelle vicende di un passato che tutti sembrano far fatica a dimenticare.

Maurizio Zaccaro decide di ambientare il suo primo lungometraggio (per il quale ha vinto il David di Donatello come miglior regista esordiente) a Davenport, grigia città dell’Iowa.

Il padre di Irving, il protagonista, muore all’improvviso durante la notte e il figlio viene chiamato a sbrigare le ultime faccende legate alla vendita della grande casa in cui aveva vissuto da bambino, prima del divorzio dei suoi genitori. E’ evidente che non sarebbe voluto tornare e che comunque, dovendolo fare, vuole trattenersi poco.

Irving e la madre se ne sono andati diversi anni prima, in seguito allo scandalo che coinvolse la loro famiglia. Il padre Nat, professore di mezza età, intreccia una relazione sentimentale con una delle sue alunne, Glenda Mallory, e si arriva a vociferare che la ragazza sia addirittura incinta. Glenda però verrà trovata suicida qualche giorno dopo le vacanze natalizie, in una cittadina lontana svariati chilometri da Davenport.

C’è chi dice però che Glenda, in realtà, non sia affatto morta e che abbia convissuto con Nat, chiusa nella casa insieme a lui, sino a che l’uomo non è morto e che ora ancora vi si nasconda. E Irving non impiega molto tempo a capire perché. La vecchia villa, incantevole ed inquietante allo stesso tempo, è cosparsa di indizi della presenza di lei. Il padre prende appunti su ciò che Glenda fa ai margini di un libro stampato dopo la morte della ragazza; compare uno smalto ancora fresco sebbene la ditta non lo produca più da anni; viene riferito che una donna ha chiamato l’ambulanza la notte in cui Nat è morto; decorazioni natalizie inesistenti tintinnano mosse dal vento. Tutto riappare come quella volta, quella prima volta in cui Glenda e Nat sono rimasti soli.

Alla fine è tutto così chiaro che ce ne convinciamo anche noi. Glenda c’è. Glenda è lì. Glenda è viva!

Eppure no.

Alla fine è tutto molto chiaro. L’intera vicenda viene spiegata con una chiarezza che non lascia alcun spazio all’immaginazione.

Fonte immagine: www.moviespicture.org
Fonte immagine: www.moviespicture.org

Il soggetto e la sceneggiatura sono di Pupi Avati. Un gigante che permea di allure noir e melanconia questo bel film. Come detto, l’ambientazione è tutta americana ma tutto sommato si nota poco, la vera protagonista è la casa, simile a quella de Il nascondiglio, per certi versi. E’ già protagonista nella sigla, nella quale si sussegue una scarna per quanto ammaliante successione delle planimetrie dell’abitazione, accompagnate dalla composizione con piano e archi di Stefano Caprioli. Il tema è la versione musicata di una poesia di Emily Dickinson: “ ‘T was a such a little, little boat” che narra di una piccola barca, attratta dal mare “galante” e di un’onda gelosa che la allontana dalla costa e la barca si perde (distrutta?).

Ciò di cui lo spettatore non si rende conto ad una prima visione è sin dall’inizio ha tutti gli strumenti per capire il mistero. Certo, sono riferimenti delicati, sottili, non scontati. Ma esistono e fanno apprezzare un insieme davvero molto ben fatto e gradevole.

Memorabile la sequenza finale, accompagnata nuovamente dal Tema, in cui Irving rimette a nuovo la casa e lo spettatore resta di sasso, intento a porsi domande e a guardarsi le spalle, quasi certi che Glenda in fondo non ci abbia mai davvero lasciati soli durante la visione del film.

Fonte immagine: www.spettacoli.tiscali.it
Fonte immagine: www.spettacoli.tiscali.it

Questo film ha qualche pecca. Ovviamente.

Più nella distribuzione a mio parere che in altro.

Ad esempio, il trailer in italiano era davvero ben fatto ma la locandina non aveva assolutamente nulla a che fare con la trama (mostrava una porta schizzata di sangue, una chiave, una mano brandente un coltellaccio grondante a sua volta sangue. Ebbene, nel film non ce né una goccia). Il titolo non è molto intuitivo, ho cercato di farmene una ragione trovando una coerenza con la trama; l’ho trovata ma sono io la prima a non esserne del tutto convinta.

Ho letto anche qualche commento sulla scarsità e l’inespressività di Tom Gallop, il protagonista. Mi sono chiesta anche io varie volte se fosse adeguato al ruolo e non mi sentirei di dire di no. Irving in fondo è sempre stato vittima di una madre che lo ha costretto sin da bambino ad odiare suo padre, una donna la cui presenza pervade il film, pur non comparendo mai. Non trovo nemmeno delle inconcludenze o degli errori nella trama, anzi, mi sembra tutto molto chiaro, semmai non è immediatamente intuibile per questo forse ad una prima visione può sfuggire.

D’altra parte, qualcosa sempre sfugge quando la si vuole incatenare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...