H2Odio

Articolo di Marilisa Mainardi

locandina

L’ultima volta in cui ho letto qualcosa su Alex Infascelli ero al mare, sdraiata mollemente sul lettino e con Vanity Fair in mano (Sì, leggevo Vanity Fair!). L’articolo parlava di un uomo deluso dal cinema italiano, relegato al ruolo di comparsa dopo essere stato una grande promessa e attualmente gestore di un ristorante o cameriere, non ricordo.

La cosa mi aveva fatto tornare in mente un film che avevo visto qualche tempo prima e che non mi era dispiaciuto, sebbene avesse elementi poco chiari e perfino assurdi. Me ne sono ricordata, ma non l’ho riguardato. Non subito per lo meno. H2Odio era di certo fra quei film di cui avevo deciso di parlare nel momento in cui ho cominciato a scrivere per questo blog e, finalmente, complici le vacanze natalizie, ho potuto rivederlo.

Veniamo al dunque. H2Odio è il terzo – e ultimo- lungometraggio di Alex Infascelli, come già detto, approdato al cinema come luminosa promessa di cui nel tempo la luce è diminuita fino a rivelarsi meteora. Oggi, pur non avendo abbandonato la regia, si occupa per lo più di video musicali, e per ora pare abbia concluso la sua avventura con il cinema vero e proprio.

Questa è la componente n.1 per cui parlerò – come già molti hanno fatto – di questo film. La componente n.2 è altrettanto interessante e riguarda il modo in cui la pellicola venne distribuita. In effetti, parlando di distribuzione e pellicola siamo imprecisi perché H2Odio fu dato al mondo come DVD in allegato a La Repubblica e L’Espresso, nel 2006 con lo slogan “dal 3 maggio in nessun cinema”.

Questo rese il film sin da subito interessante e spinse molti a vederlo.

La vicenda narrata è in sé e per sé piuttosto semplice: una ragazza invita a passare quattro amiche su un’isola di sua proprietà, durante il soggiorno dovranno seguire una dieta a base di acqua e radici di liquirizia per purificarsi e ritrovare se stesse. Quello che non si intuisce subito è che la nostra protagonista, Olivia, sia affetta dalla sindrome del gemello evanescente e che questo l’abbia condizionata per tutta la vita. Olivia esprime sin dall’inizio il motivo per il quale si trova lì: liberarsi di quell’ombra che la perseguita da tutta la vita. Tutto è dominato dall’acqua, sia che essa ci sia – in bicchieri, lavandini, nel lago- sia che essa non ci sia e induca le cinque protagoniste alla disperazione.

sentieriselvaggi

Inizia quindi un percorso fatto per la maggior parte di allucinazioni ed eventi violenti, vissuti da Olivia e dalla sua gemella Helena che, un po’ portate dalla follia e un po’ dall’esasperazione del digiuno, uccidono le ospiti una ad una.

Come si evince da questa narrazione, penso che essa rappresenti l’unica debolezza del film. Con questo intendo dire che, se l’idea di base può essere interessante, forse lo sviluppo è stato debole. Ci sono elementi che imbruttiscono il tutto perché, se possiamo essere d’accordo che un certo grado di allucinazione e di incredibilia possa essere tollerato, ci riesce difficile pensare ad una madre che si suicida perché la figlia ha “risucchiato” (non saprei in che altro modo dirlo) il gemello evanescente concepito insieme a lei. Allo stesso tempo ci appare quanto meno singolare ed inutile che madre e figlia sentano il bisogno di scambiarsi effusioni e baci saffici.

movieplayer

Detto questo, si deve aggiungere il gradevolissimo cammeo di Mario Coruzzi, nel ruolo del medico e di Carolina Crescentini, la madre della protagonista, che emaciata e tragica al punto giusto, compie una bella interpretazione.

H2Odio è, per moltissimi versi, un film di nicchia. E come spesso accade ai film complessi o un po’ diversi dai canoni viene spesso criticato. Il mio parere è comunque che sia stata realizzata un’opera interessante e che meriti di essere vista, seppure con tutti i limiti che essa contiene.

Buona visione!

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