La macabra filastrocca del fattore che non riesce a dormire. “Non ho sonno”.

Articolo di Marilisa Mainardi

“Non ho sonno” è un film horror puro (per quanto la locandina lo descriva come un thriller). Non ha nè frizzi nè lazzi, non fa sconti sulle scene splatter o sugli inseguimenti ai limiti dell’assurdo.

L’inizio appare traballante. I cultori di un certo tipo di horror che come me preferiscono la psicologia e l’enigma al truculento susseguirsi di omicidi non ameranno vedere questo tipo di protagonisti un po’ troppo imbranati. Possiamo dire che le prime due vittime si fanno da sé, con anche un leggero traboccare di scollature che appare francamente un mezzuccio ben poco adeguato a un regista del calibro di Dario Argento.

Detto questo, che è di certo l’elemento che più infastidisce, il resto del film è ben strutturato, di gran lunga il miglior lavoro di Argento degli ultimi anni. La trama è avvincente, le ambientazioni tornano prepotentemente in primo piano con echi al capolavoro “Profondo rosso”, così come la musica, sempre suggestiva grazie alla collaborazione coi Goblin.

La trama del film, che prende avvio da un motivo scatenante e prosegue con il procedere di un gioco d’infanzia colpevole di essere stato bruscamente interrotto, ruota intorno ad una filastrocca che è stata scritta da Asia Argento appositamente per questa pellicola.

La macabra filastrocca infantile racconta di come un fattore insonne cominci a uccidere le bestie della sua fattoria per cercare il riposo. Questa poesiola era stata scritta dall’antico abitante della villa che fa da cornice agli eventi e rimasta nella mente di quello che viene chiamato “il nano assassino”, autore di una serie di delitti negli anni ’80 che ricompare e torna a uccidere 17 anni dopo. Proprio per questo motivo ritornano sulla scena il detective Ulisse Moretti (Max Von Sydow) ormai a riposo e il figlio di una delle vittime degli anni ’80, diventato ormai uomo, Giacomo (Stefano Dionisi). I due cercheranno di capire ciò che collega l’uno all’altro i delitti e dunque di individuare l’assassino.

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Come già premesso, questo è decisamente un buon film. Non è eccellente, questo senza dubbio. Alcuni attori non sono all’altezza del ruolo altri invece fanno un’ottima impressione (Dionisi su tutti) mentre alcuni altri, in particolar modo Von Sydow e Lavia, sono perfetti nei loro ruoli.

La trama è sia intrigante che ben congeniata e la filastrocca, che accompagna tutto il film, incuriosisce e ammalia. Appare eccessivo sia nel numero delle vittime che nella profusione di sangue ma il finale, abbastanza sorprendente, compensa queste pecche.

E’ un film che merita di essere visto e risulta gradevole anche a chi non ama molto l’Argento di “Suspiria” o “Phenomena” ma quello di “Quattro mosche di velluto grigio” (di cui abbiamo scritto qualche tempo fa proprio qui: … ).

Buona visione!

locandina

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