Le infinite trame della Snakes Hall. “Il nascondiglio”

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Questo film di Pupi Avati del 2007 è annoverabile nel genere horror.

L’horror che piace a me, si sa, non è fatto di grida e squarci, non gronda sangue e non ci sono inseguimenti bensì è composto di tensione, di suspense, di “non detto”, di rivelato.

Ancora una volta Avati decide di ambientare il suo racconto negli Stati Uniti dove la protagonista, un’italo-americana dal passato non del tutto chiaro, decide di aprire un ristorante. Vuole cambiare vita, o meglio, ricominciare a vivere dopo anni di clinica psichiatra, ove si è rinchiusa dopo il suicidio del marito. Appare subito come un personaggio dai contorni indefiniti sebbene le sue peculiarità caratteriali ci siano familiari.  Ci appare come una persona spaventata dalla vita e dal “mondo fuori” ma ben intenzionata a farne parte, a ricominciare.

Decide di farlo mettendo in piedi un ristorante. Trova il luogo ideale, non solo per il magnifico panorama ma anche per il prezzo decisamente conveniente, in una villa sulla collina chiamata Snakes Hall, appartenuta dapprincipio ad un etologo allevatore di serpenti e divenuta poi un pensionato per signore, gestito da suore.

Grazie alla Snakes Hall, il film gode di un’ambientazione ideale per generare un crescendo di tensione. La solitudine della grande casa, così complementare alla solitudine della protagonista, accompagna lo spettatore in un viaggio tetro e ricco di suggestioni dal passato. Ci si immagina sin dall’inizio che vi siano delle presenze, che la nostra protagonista venga ostacolata, vessata, spiata.

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Ci si aspetta che siano delle presenze spettrali sì, ma non lontane da quelle reali, da politici, poliziotti, semplici cittadini che pare non vogliano che venga a galla la verità su una vicenda antica, che ha evidentemente sconvolto la città e sulla quale tutti preferirebbero tacere.

“Il nascondiglio” è un film ben girato e ben interpretato. Laura Morante è bellissima, ha un’eleganza sensuale che non stona con il film ma che anzi, fa l’occhiolino al topos della “bellona” che spesso compariva nei film horror degli anni ’70-’80 ma con ben più classe e sublimazione.

In conclusione si può dire che questo non sia uno dei film meglio riusciti ad Avati che però è un regista di razza e che non delude. La trama è affascinante e ben costruita (Avati ha anche scritto il libro di questo film, edito da Mondadori), il colpo di scena sul finale non è del tutto inatteso ma appare di certo efficace.

Buona visione!

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