“Tutto quello che vuoi” . La forza dinamica della memoria

Articolo di Andrea Vallese

La scelta di parlare dell’ultima opera di Francesco Bruni, Tutto quello che vuoi, nasce dal profondo legame affettivo che ho con Ospitale nel Frignano, il piccolo borgo montano dove risiede un pezzo delle mie origini e che fa da location a una parte di questo film bello e importante. All’apparenza sembra un posto sperduto e “dimenticato da Dio”, ma un po’ come il Whistle Stop Cafè di Pomodori Verdi Fritti alla fermata del treno in esso “si sono incrociati i destini di tanta gente” (cit.).

tutto-quello-che-vuoi-trailer-italiano-mov-1280x720

Il film è incentrato sull’incontro fra due figure agli antipodi. Alessandro (l’esordiente Andrea Carpenzano), è un giovane coatto tanto genuino quanto turbolento nel carattere. Accompagnato da altri tre amici come lui, divide la sua vita tra il bar e la strada, non studiando né lavorando, senza nessun interesse né prospettiva. Costretto dal padre (con cui è in pessimi rapporti) e convinto da Claudia, la madre di un suo amico (con cui ha un flirt segreto), Alessandro si ritrova a fare da “badante” part time a Giorgio (Giuliano Montaldo, grande regista che qui riscopro anche ottimo interprete), un ex poeta ottantacinquenne, affetto dal morbo di Alzheimer al primo stadio. Dopo l’iniziale scarso entusiasmo, Alessandro inizierà ad appassionarsi al “mondo di Giorgio”, fatto di ricordi smarriti, fievoli, ma che per l’anziano sono l’unica risorsa per rimanere ancorato nella realtà attuale. La rievocazione confusa dell’esistenza di un piccolo tesoro sepolto proprio nella vallata di Ospitale porteranno Alessandro e la sua gang ad accompagnare Giorgio verso quei luoghi dove quest’ultimo in gioventù ha combattuto da partigiano. Il tesoro scoperto, però, si rivelerà molto diverso da quello che Alessandro e gli altri si aspettano.

Ciò che colpisce di questo film è l’elemento che accomuna i due protagonisti così diversi: sono entrambi figli del Ventennio. Da una parte, il Ventennio storico, di cui oggi ci si ricorda solo il 25 Aprile, ma che persone come Giorgio hanno vissuto, combattendo per dare al nostro Paese quei valori e (soprattutto) quei diritti senza i quali non saremmo padroni della nostra vita. Dall’altra, il Ventennio moderno, quello che, purtroppo conosciamo tutti e che, soprattutto per i ventenni di oggi, ha sostituito quegli ideali con un pensiero svuotato di senso, quasi come un Alzheimer privo dei ricordi come unica risorsa. Eppure Alessandro che, suo, malgrado, è il risultato di questa modernità, grazie ai modi, al pensiero e alla poetica di Giorgio, non può non sentire dentro di lui qualcosa che si sblocca, costringendolo a ripensare a sè stesso in una nuova (e sicuramente più edificante) ottica.

Ospitale, come ho detto all’inizio, oggi è un luogo “un po’ abbandonato a sé stesso”, ma chi, come me, ha avuto la fortuna di viverlo e “respirare la sua aria”, sa che esso è una della “roccaforti” del nostro Paese che testimonia il valore e il coraggio di chi, per quegli ideali sopracitati ha combattuto (ed è anche morto). Il filosofo Henri Bergson sosteneva che la memoria è dotata di un movimento continuo e dinamico che dal passato si propaga al presente. Attraverso questo processo il vissuto assume una forza in grado di influire pesantemente sulla coscienza umana. La scoperta di questa dimensione dinamica della memoria che fa da antidoto all’indifferenza e all’apatia moderna mi fa ben sperare per la possibilità di un futuro migliore per tutti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...