Il terzo occhio

Il_terzo_occhio_(film_1966)

Questo film poco noto al grande pubblico è del 1966 ed è stato firmato  Mino Guerrini sotto lo pseudonimo di James Warren. Come la maggior parte dei thriller-horror italiani dell’epoca può essere annoverato nelle file dello stile gotico e, per quanto ben poco conosciuto, lo si può annoverare fra i migliori.  

Mino, ricco e bellissimo conte appassionato di tassidermia interpretato da Franco Nero (che nei titoli appare con il nome di Frank), vive in un castello insieme alla madre e alla governante, Marta. E’ Intenzionato a sposarsi con la giovane e bella Daniela e la cosa lo porrà in contrasto con la madre, iperpossessiva e Marta, segretamente innamorata di lui.  Esasperata per il suo amore deluso e gelosa dei due amanti, Marta non esita a manomettere l’auto di Daniela provocando così, al termine di una scena piuttosto hitchcockiana, la morte della rivale. Questo episodio provocherà le ire della contessa la quale pare rendersi conto solo in quel momento della vera natura della sua domestica e dal tentativo di scacciarla dalla villa scoppierà una violenta lite, la quale porterà Marta a gettare l’anziana donna dalle scale e a provocarne la morte. Questo insieme drammatici fatti che si succedono nell’arco di pochissime ore, provocheranno uno shock nella mente di Mino, il quale scenderà via via verso la più cupa follia.

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Più ci si avvicina al finale del film, meglio si comprende lo stato mentale del protagonista e le pulsioni alle quali non riesce più a resistere.

Come nel già citato e recensito “L’orribile segreto del Dottor Hichcock” accanto al tema della pazzia troviamo quello della necrofilia, assai scabroso, soprattutto se si tiene presente il periodo storico nel quale è stato girato il film. Il tema pare essere assai apprezzato, controverso e scandagliato nella cinematografia italiana; torna alla mente anche il tema portante di “La casa dalle finestre che ridono” e la storia di Buono Legnani.  Il terzo occhio 03

Vi sono due scene che danno valore aggiunto all’intero film. Una di queste è quando Marta, personaggio assolutamente biasimabile, viene colpita da Mino stesso e lei, moribonda, compie tutti gli sforzi possibili per arrivare all’apparecchio telefonico e chiamare la polizia. La maestria del regista in questo caso si mostra tutta nel volgere lo stato d’animo dello spettatore dal biasimo alla compassione, come se in un sol colpo venissero dimenticati gli atti ingiustificabili compiuti dalla donna.  

Una menzione speciale merita anche la scena conclusiva, mirabilmente interpretata da Franco Nero che riesce benissimo a rendere l’idea dello sprofondare completo e totale del protagonista nella follia. Sguardi intensi, luci sapientemente dosate, la spiaggia desolata che delimita lo spazio di chi si trova effettivamente in trappola.

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In linea generale si tratta di un bel film. A tratti è un po’ lento ma la fotografia, il bianco e nero, l’eccellente Franco Nero e l’ambientazione claustrofobica sono perfetti per raccontare una trama così oscura e contribuiscono a renderlo assai godibile.

E’ di certo un film che va recuperato, nonostante alcuni cedimenti nell’organizzazione della trama. Il rapporto con la violenza e la sopraffazione non è ben palesato ma di certo forte e significativo e, proprio per questo, persino più disturbante.  

Una curiosità:  la trama centrale del film venne ripreso nel 1979 a Joe d’Amato (vero nome Aristide Massaccesi, in “Buio Omega”.

 

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