Notte di Halloween: non solo horror!

Articolo di Giorgia Loi

Su questo blog ci occupiamo spesso di film horror, ma questa è la notte dell’horror per eccellenza.

Ecco perchè ho pensato di celebrarla parlando di alcuni film che…beh, non sono proprio horror. Un po’, sì, ma principalmente sono un “divertimento per amanti del genere horror”:

Sono tutti dei classiconi, tutti film che certamente avrete visto, e tutti film che è un piacere rivedere.

Ed ecco, dunque, le mie quattro risate di Halloween:

Frankenstein_Junior_scena_4.jpg1- Frankenstein Junior

Ecco un valido esercizio per chiunque sia in cerca dell’anima gemella ed abbia incontrato un/a possibile candidat*: basta dire “Lupo ululà…”, se la persona in questione non risponde “..castello ululì!”, non è la persona giusta. Frankenstein (Frankenstin?) Jr è uno dei film più citati della storia del cinema, perfino per noi italiani, che l’abbiamo visto tradotto. Anche se di norma, in un film molto basato sulla battuta pungente e sul gioco di parole, “l’originale è meglio”, in questo caso la traduzione è generalmente riconosciuta come riuscitissima, e certamente aver poi visto l’originale non toglie nulla all’affetto che provo per la versione italiana, che ho visto da ragazzina e, come per molti, è entrata immediatamente nel mio immaginario per restarci. Non amo  Mel Brooks (e infatti non ho alcuna intenzione di inserire il suo “Dracula, morto e contento” in questa lista), ma gli devo rendere atto di un’indubbia attenzione maniacale nei confronti dei topoi narrativi che parodizza nei suoi film. Qui la parodia non è solo quella di Frankenstein, ma dell’horror “classico”, che viene rievocato dalla scelta del bianco e nero, di una fotografia che ricorda un Murnau d’epoca e da musiche che omaggiano i grandi classici del genere. E si tratta di una parodia ben fatta, intelligente, che riesce a non diventare volgare nonostante Mel Brooks non resista alla componente erotica caratteristica del suo humor. Marty Feldman è stato omaggiato ed elogiato in tutte le lingue del mondo, io personalmente adoro Peter Boyle, ma anche qui sfondo una porta aperta: tutto il cast concorre alla perfetta “commedia degli orrori”, come la definisce la recensione di Everyeye.it

 

curry.0.0

2- Rocky Horror Picture Show

Anche qui siamo in territorio quasi mitologico. Chi non è in grado di ballare Time wrap, per favore, esca dalla porta di servizio. I mean, it’s just a jump to the left, and then a spin to the right…Ehm, chiedo scusa. Basta pensarla per non levarsela più dalla testa, vero?

Questo film non è una semplice parodia, non parodizza semplicemente il genere horror, non è un semplice musical, e, un po’ come il personaggio di Frank-n-Furter (see what they did there?), che ruba la scena ogni volta che compare, cerca con destrezza e malizia di sfuggire ad una categorizzazione troppo netta. Il film è effettivamente tratto da una pièce teatrale di Richard O’Brien (che nel film interpreta Rif Raf), ma nella versione filmica non posso che definirlo un orgasmo postmoderno. Fin dalla prima scena, che riproduce il celeberrimo quadro “American Gothic”, attinge all’arte, al cinema, alla musica, alla letteratura, ad ogni possibile topos della narrativa rosa, nera, horror, fantascientifica e, oserei dire, pornografica, per creare questo irriverente pastiche, che all’epoca della sua uscita diede un discreto scandalo, e che plausibilmente fa ancora arricciare qualche naso, dato che, oltre alla musica, allo humor, alla trama ed ai costumi, contiene anche un’importante riflessione sulla sessualità. Sessualità che è a tratti imbrigliata, liberata, libera e libertina, ma certamente non scolpita nella roccia. Sebbene la seconda parte del film  abbia senza dubbio un ritmo un po’ meno pervasivo, per me resta un capolavoro da guardare e riguardare fino ad aver scoperto tutte le citazioni, e ad aver elaborato tutte le tematiche socio culturali. Quindi, da riguardare qualche milione di volte, insomma.

 

beetlejuice3- Beetlejuice

Ah, quando Tim Burton produceva opere originali e divertenti! Quando la sua musa era ancora Michael Keaton, con un contorno di Winona Ryder! A quei tempi, nasceva Beetlejuice.. Anzi, veniva invocato, dicendo il suo nome una volta, due volte, ed alla terza, eccolo lì! Anche questa specie di ghost-story surreale e grottesca si è guadagnata di diritto un posto tra i grandi classici grazie ad un potente mix di profonda conoscenza del patrimonio cinematografico classico (non solo horror, ma anche fantastico; non solo americano, ma anche europeo), uno humor pungente, ed una caratterizzazione accattivante dei protagonisti. Questo film sembra non aver paura di niente, al punto da trasformare la possessione demoniaca in una danza (state canticchiando di nuovo, vero? Eeeeoooh-deeeeho!)! Anche qui, oltre alla risata nera, all’istrionismo visivo ed all’indubbio fascino ambiguo del protagonista, si possono ritrovare tematiche di tipo socio culturale, perchè in fondo anche questo film sottolinea i limiti della famiglia tradizionale, o quantomeno della famiglia che dà più peso alla forma che alla sostanza.

armata_delle_tenebre_locandina_enzo_sciotti4- L’armata delle tenebre.

L’Armata delle Tenebre è il più horror dei film di questa lista e parte da una premessa diversa, dal momento che è il terzo capitolo della saga di “La Casa”, di Sam Rami, che è un “nuovo classico” del genere. La peculiarità del terzo capitolo rispetto agli altri due è la virata prepotentemente comico-demenziale, che permette di prendere il genere horror-splatter e ri-riscriverlo ulteriormente. Per me, è il film migliore della saga, e mi preme ricordare che è una saga nata negli anni ’80. Cioè, prima di Scream. Prima che “prendersi in giro da soli” diventasse il principale hobby dei film horror, insomma. “L’armata delle tenebre” ha acquisito una propria rilevanza individuale, al punto che ci si è quasi dimenticati che è un capitolo di una saga, ed al punto da far nascere, a 25 anni di distanza, una serie televisiva dalla sua costola, sempre interpretata dall’intramontabile Bruce Campbell. Il film, nel trasportare il protagonista, Ash, in un passato popolato di magia e creature spettrali, coglie l’occasione di rendere omaggio alla cultura cinematografica del creatore Sam Raimi attraverso gag meta narrative, citazioni e demenzialità ben calibrata per essere intellettualmente godibile. Le immagini ed i personaggi rimangono iconici, difficili da dimenticare moltissime scene, dalle più surrealia quelle semplicemente basate sull’interpretazione di Campbell. Insomma, a metà tra il mito ed il guilty pleasure, “L’Armata delle tenebre” mantiene stabile la sua potenza di divertimento horror.

 

Nella speranza di aver ispirato qualche ricordo, e la voglia di rivedere uno di (o tutti!) questi grandi classici, auguro a tutti un buon divertimento horror per la nottata di Halloween!

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