“Blade Runner 2049 “- Una conversazione tra un lui ed una lei, dopo la visione.

 

Lui: Andrea Roversi; Lei: Giorgia Loi

ATTENZIONE: SPOILERS!

LEI: Bene, abbiamo visto Blade Runner 2049… parliamone!

LUI: Se vogliamo parlare di Blade Runner 2049, per prima cosa penso dobbiamo dire due parole sul fatto che si pone in continuità con il primo Blade Runner, che è un film ambientato in un futuro iper- tecnologico, dove però si fa a meno di tutti gli “eccessi” del genere fantascientifico. Non ci sono navi spaziali, alieni, laser, battaglie, esplosioni, nè altri concetti fantascientifici più estremi, come i viaggi nel tempo e cose simili.

Blade Runner costruisce, invece, un tipo di realtà distopica molto più simile alla nostra, come se, in un futuro non molto lontano dal nostro, qualcosa fosse andato in una direzione particolarmente sbagliata e l’umanità avesse imboccato un sentiero cupo, scuro, esistenzialista, pessimista.

Il film originale ha plasmato in qualche modo l’immaginario collettivo e, sebbene abbia avuto un successo tardivo, qualche anno dopo la sua uscita nei cinema è diventato un film di culto.

Ha plasmato l’immaginario del cosiddetto Cyberpunk, prendendo dalla letteratura di Philip Dick, ma anche di William Gibson, qualcosa che ai tempi era particolarmente di nicchia.

Quindi, ci troviamo di fronte ad un’umanità senza grosse speranze, un mondo cupo e governato dalle multinazionali e dalle mega-corporazioni, in cui l’uomo singolo non ha più la minima importanza (non siamo poi così lontani da questa cosa..).

Dove, paradossalmente, l’umanità sembra aver esaurito tutte le sue risorse, emerge, come prossimo step dell’evoluzione, qualcosa di non umano, che diventa però più umano dell’umano stesso: una creatura artificiale, il replicante, che non è propriamente un robot né un androide, riconducendosi ai topoi della fantascienza, ma una sorta di umano clonato e replicato in laboratorio.

LEI: Però, sia nel primo che nel secondo film, non sono riconosciuti come “più umani degli umani” dalla società. Questa è una riflessione che viene lasciata al pubblico; anzi, è proprio tutto il punto della riflessione, ma anzi nella società sono gli emarginati.

LUI: Certo, sono una sorta di scampoli dell’umanità, che vivono in questa società situata virtualmente in America, che è una sorta di meltin’pot di qualunque tipo di etnia, dove si parla questa lingua che è un insieme di cinese, giapponese ed inglese.

Sono degli strumenti, delle macchine, vengono usati per fare i lavori che gli uomini non farebbero più, sono cittadini di seconda classe, tanto che nel film originale hanno una data di scadenza, possono vivere soltanto 4 anni, dopodichè si auto- spengono..ed alcuni, ovviamente, non accettano questa condizione di schiavi. 

Il film successivo si svolge, credo, 30 anni dopo dopo il primo.

LEI: Sì, mi sembra che sia in linea con la timeline effettiva: girato 30 anni dopo ed ambientato 30 anni dopo..

LUI: Il primo mi sembra si svolgesse nel 2019, e questo nel 2049

LEI: Pensa, Blade Runner era ambientato nel 2019… tra due anni da oggi!

LUI: Direi che abbiamo sbagliato qualcosa..!

LEI: Come tecnologia non ci siamo molto, ma d’altra parte abbiamo sorpassato anche il primo “Ritorno al futuro”! Gli sceneggatori erano stati molto ottimisti, dal punto di vista tecnologico! A livello di società, invece, non lo so..

LUI: Paradossalmente alcune cose, a livello tecnologico, sono irrealizzabili oggi come oggi, ma altre sono in realtà molto più avanzate rispetto ad alcune previsioni della fantascienza!

LEI: Nel senso che gli sceneggiatori avevano ipotizzato una società già completamente “ottimizzata” dal punto di vista tecnologico, cosa che invece non è successa. In particolare, non abbiamo le macchine volanti!

LUI: Fra l’altro, sono stati girati anche dei corti su Blade Runner, se uno volesse avere una visione storica di quello che è successo nei 30 anni che separano le due pellicole.

LEI: Ah, tu li hai visti, vero?

LUI: Sì, ma non è assolutamente necessario vederli, se non per avere un’idea vagamente più chiara del passato, di questa società futurista che se la passa ancora peggio di come se la passava nel primo film.

Anzi, penso che per quanto sia sostanzialmente consigliabile vedere il film originale di Ridley Scott, questo è un film che riesce a camminare molto sulle proprie gambe, è completamente guardabile ed apprezzabile anche senza aver visto nient’altro prima.

LEI: Sono d’accordo

LUI: Magari qualche punto di domanda potrebbe rimanere…

LEI: Secondo me no. Cioè, i personaggi sono assolutamente inquadrati nella storia senza bisogno di premesse, compreso quello di Harrison Ford, “preso” direttamente dal primo film. Poi è evidente che, avendo visto il film precedente e conoscendo esattamente la storia del suo personaggio, ci si può emozionare molto di più nel vederlo “tornare”, però non è necessario.

LUI: Tra l’altro, penso che Blade Runner 2049 sia collegato in modo molto intelligente e per niente scontato col film precedente. In modo molto organico, in modo che non sembri una forzatura: per essere il sequel di un film di culto, per essere quello che si potrebbe considerare come un’operazione prettamente commerciale, questo è davvero tutt’altro che scontato.

Guardandolo, non sembra affatto che abbiano voluto fare questo film per sfruttare un brand conosciuto, ma semplicemente perchè c’era un’altra storia da raccontare.

LEI: Oppure era arrivato il momento di raccontare nuovamente quella storia con occhi diversi, in qualche modo.

LUI: Sì, anche se la storia è diversa..

LEI: È diversa, sì, ma ha chiaramente dei grossi punti in comune, in quello che ti arriva a dire alla fine. In particolare, nella riflessione su cosa vuol dire essere “umano”, che poi è il fulcro emotivo di entrambi i film, quello che ti rimane addosso, quello per cui, secondo me, il primo film è diventato così importante, ed il motivo per cui questo film..è così bello!

LUI: Sì, il fattore filosofico, il messaggio dei film, è un messaggio profondo ed importante su cosa significa essere umani, e rappresenta uno dei punti centrali della pellicola stessa, ma non è poi l’unico aspetto che rende questi film così memorabili.

Li rende memorabili anche ad esempio il fatto che siano fondamentalmente dei noir futuristici, film lenti e riflessivi che in qualche modo, in questa loro lentezza, ti immergono totalmente in questo mondo; dal punto di vista sonoro, dal punto di vista visivo, ogni frame della pellicola è imbevuto della personalità di questa realtà senza speranza del futuro, che è veramente maestosa dal punto di vista visivo, e perfettamente riconoscibile..

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LEI: ..sì, “perfettamente riconoscibile”, infatti una delle cose che ho notato in maniera particolare è proprio che la sensazione, quando si entra con le macchine volanti nella città, è proprio la stessa rispetto al primo film, sebbene le tecnologie utilizzate per gli effetti speciali siano molto diverse. E’ stato bravissimo il regista Villeneuve, che comunque abbiamo già apprezzato di recente in altri lavori, ad utilizzarle..

LUI: ..in modo non invasivo.

LEI: In modo poetico, mi viene da dire! Non mi viene in mente un termine migliore per descrivere le inquadrature dall’alto che dominano la prima mezz’ora di film. Quelle immagini sono qualcosa di straordinario… Voglio dire, io di solito non mi focalizzo molto su queste cose, ma lì è pazzesco, è stupendo!

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LUI: Mi viene in mente il confronto con un altro film che ho visto ultimamente, che è il remake di “Ghost in the shell” con Scarlett Johanson, di cui non mi ricordo neanche chi sia il regista. Partendo dal materiale di base, ovvero l’anime da cui è tratto, si penserebbe che possano essere due film simili… possano! Ma invece quel film è stato fatto nel modo più sbagliato possibile, e per fortuna Blade Runner non è stato realizzato così!

In Blade Runner 2049 sembra veramente che gli effetti speciali siano al servizio della storia, mentre nell’altro prendono il sopravvento, al punto che sembra che il film voglia soltanto dire “Who! Guarda quante cose pazzesche riusciamo a farti vedere di questo futuro, anche se non sono assolutamente necessarie!” senza creare atmosfera, ma sommergendoti di input di ogni tipo, e dando solo l’impressione di trovarsi in un luna park di effetti speciali. Vabbè, ma questo è un altro film.

LEI: Che tra l’altro non è consigliato guardare, a questo punto..

LUI: No, decisamente no.

Tornando a Blade Runner 2049, abbiamo detto che è un noir, il protagonista è sostanzialmente un protagonista unico, Ryan Gosling, che direi sia stata un’ottima scelta per il film, perchè ha proprio la faccia da replicante…

LEI: Ha la faccia da replicante, però in versione cucciolotto triste..

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LUI: …che non sta capendo cosa gli sta succedendo…

LEI: …che vorrebbe essere qualcosa di più.

LUI: Però è molto bravo, perchè, nel non esprimere una grandissima gamma di emozioni (perchè di fatto non lo si vede spesso esprimerle, nel film,non ride, non piange..) riesce comunque a trasmettere, pur interpretando un personaggio non umano, delle sensazioni molto umane, che sono spaesamento, desiderio di trovare un significato in quello che si sta facendo, curiosità ed anche probabilmente voglia di essere accettato, voglia di essere amato…

LEI: …voglia di essere umano…

LUI: …pur non essendo sicuro del fatto che sia possibile per lui, per via del modo in cui è stato progettato.

Ed è un po’ l’unico personaggio principale del film.Per il resto il cast non è molto numeroso, e gli altri ruoli, per quanto incisivi, sono quasi tutti di contorno rispetto al viaggio, sia metaforico che fisico, che compie il personaggio di K…

LEI: …Joe!

LUI: No lui è K! Ma tu lo chiami Joe, e allora parliamo del personaggio che a te non ha convinto..

LEI: ..sì, via, parliamo dell’ologramma!

LUI: Secondo me, in realtà, per quanto non sia l’aspetto che colpisce di più del film, ho capito perchè ce l’hanno voluto mettere: perchè in qualche modo K, in una società che non lo accetta per quello che è, cerca di essere accettato, di essere benvoluto. E perquesto si ritrova ad avere una relazione con quello che è un programma per computer, che in qualche modo è meno sofisticato rispetto a quello che è lui. E paradossalmente fa la stessa cosa che fanno gli umani con i replicanti..

LEI: ..non lo so, e se invece lo facesse perchè, visto che non viene incluso nella società degli umani, si domanda se allora non sia invece più simile a lei, che è una macchina, e per cui si sentisse così vicino a lei, anche se “lei” non esiste?

LUI: Può essere. Lei è un software. Lui non è un software, non è un computer, infatti il dubbio sul fatto che i sentimenti che sembra provare l’ologramma nei suoi confronti siano semplicemente parte della sua progettazione vengono, secondo me.

LEI: Decisamente!

LUI: E nel momento in cui, quando sta per finire il suo percorso, vede l’ologramma enorme della pubblicità del software, secondo me si rende un po’ conto di aver riposto i suoi sentimenti in quello che è sostanzialmente uno smartphone, ma un po’ più evoluto. E’ un momento molto triste!

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LEI: Sì, infatti, ma per l’appunto quello è il momento della presa di coscienza definitiva, perchè quando vede l’enorme ologramma uguale alla “sua amata”, diciamo, lui ha già scoperto più o meno la verità della propria storia. Senza bisogno di raccontare la trama nel dettaglio, tra le cose che gli sono state dette, e che secondo me è uno dei fulcri anche del suo percorso..

LUI: SPOILER!!!

LEI: …chiedo scusa, spoiler!

Dicevo, gli è stato “rivelato” che, per un androide come lui, l’unico modo per “diventare realmente umano” è sacrificarsi in nome dell’umanità.

Quando vede l’enorme ologramma, è il momento in cui capisce che dovrà farlo, ma anche il momento in cui consapevolmente decide di farlo, perchè si rende conto di essere dal lato dell’umanità, decide di voler essere umano.

LUI: Dici?

LEI: Dico!

LUI: Ma si sacrifica per gli altri replicanti, non per gli umani!

LEI: Sì, perchè in questo modo il suo sacrificio rende il replicante, se stesso come simbolo di tutti i replicanti, umano. Quindi non lo fa “per l’umanità” intesa come “gli uomini”, ma per “rivendicare la propria umanità”.

A quel punto capisce di non aver più bisogno di andare a cercare l’ologramma, perchè, grazie al percorso che l’ha portato fin lì, non si sente più il reietto che la società l’aveva sempre fatto sentire.

LUI: Se ci fai caso, l’ologramma per tutto il film non fa altro che dirgli tutto quello che vorrebbe sentirsi dire, perchè -SPOILER!- nel momento in cui sta indagando sul figlio di Deckard e di Rachel, l’ologramma gli dice “Ah, allora sei tu! Sei tu per forza!”, e lui arriva a crederlo.

LEI: Sì, perchè lui ha il bisogno di sentirsi più speciale di come si stia sentendo.

All’inizio del film non pensa di poter essere speciale per quello che è, per cui desidera essere lui l’unico figlio naturale di una replicante esistente nell’universo, ad un certo punto si rende conto di non averne bisogno, si rende conto di essere comunque un unicum, si rende conto di essere “se stesso” ed, in quanto tale, importante.

LUI: Ed è per questo che l’ologramma è importante, perchè all’inizio lui cerca questa interazione per sentirsi più speciale, oltre che per imparare cose su se stesso. Inoltre, è anche un gran bel pezzo di ragazza, che non guasta!

LEI: E’ decisamente una gran gnocca! Ma io credo di aver capito, mentre parlavi, il motivo per cui mi è apparso un po’ superfluo il ruolo dell’ologramma, ovvero: la funzione di lei è sottolineare i desideri e le pulsioni profonde di lui. Ma, come sottolineavi poco fa, anche secondo me lui trasmette già molto, e, personalmente, forse non avevo bisogno di altro per capire, al di là del fatto che certamente c’è una funzione narrativa anche in quel personaggio. Diciamo che è un ruolo che ha preso uno spazio che secondo me poteva anche essere inferiore.

LUI: Per me la cosa interessante è anche che il ruolo originale di quell’ologramma è sostanzialmente quello dell’oggetto sessuale. C’è una fortissima enfasi sul fatto che comunque la società del futuro è abbastanza sessista, non magari nei ruoli sociali (forse), ma certamente nell’utilizzare molto il corpo della donna come oggetto: le pubblicità sono popolate da vari esempi di questi sex-toys virtuali.

LEI: Sì, perchè anche in questa società del futuro/distopica, così come nella nostra odierna (e nella previsione dell’evoluzione di questa società estremamente “commerciale” direi che non si sono sbagliati), questo “vende”, e “paga”..

Ma, parlando di donne, a me è piaciuto molto il personaggio della “cattiva”, dell’androide che si contrappone al protagonista: un personaggio sicuramente con un ruolo minore, ma secondo me rilevante, perchè, così come l’ologramma è la trasposizione letterale dei pensieri di lui, lei rappresenta invece il suo “doppio negativo”, ed è un altro personaggio di replicante che dimostra alla fine umanità, a mio parere.

Ho notato svariate situazioni in cui agisce di propria iniziativa, e ci tiene anche a sottolinearlo. Sebbene abbia un ruolo completamente diverso e, non essendo una protagonista, sia molto meno esplorato quello che lei desidera e perchè, e cosa la spinga a compiere determinate azioni (in particolare quelle che compie per “libero arbitrio”), penso che nelle pulsioni assomigli molto a lui, nel senso che è alla ricerca di una propria dimensione, di una propria identità.

LUI: A me sembra quasi che ricalchi un po’ di più i replicanti del Blade Runner originale.

I replicanti non sono robot, anzi, provano dei sentimenti e delle emozioni in maniera anche più forte di un uomo o di una donna “reali”, perchè sostanzialmente molte delle cose che provano le provano per la prima volta. E’ per questo che, nell’uccidere qualcuno, lei piange.

LEI: Sì, beh, però lei decide di farlo, anche quando non necessario.

LUI: Ha una reazione emotiva molto forte, ma questo non vuol dire che “non lo voglia fare”

LEI: No, anzi, è appunto un personaggio molto forte perchè decide di farlo, ma nel farlo vive tutta l’emozione negativa dell’azione.

LUI: E anche lo stesso Rutger Hauer del film originale piange parecchio, anche quando fa del male agli altri. Alla fine dimostra libero arbitrio nel salvare Deckard, abbracciando in qualche modo questo concetto, che prima non aveva colto, del fatto che la vita è preziosa, ed è un peccato sprecarla e sacrificarla.

LEI: Lei non arriva a questo, è molto diversa, però è probabilmente, così come K (o Joe, che dir si voglia), un modello superiore e più sofisticato…

LUI: No, su questo ti vorrei contraddire, anzi, i modelli più “nuovi” sono probabilmente più semplici!

LEI: Ah, giusto, perchè sono costruiti per non correre il rischio di “ribellione”!

LUI: Infatti in uno dei corti che ho visto c’è Wallace, il personaggio interpretato da Jared Leto (che mi è piaciuto molto, l’ho trovato particolarmente inquietante), che presenta ad una specie di “consiglio dell’ONU”, in seduta privata, il suo nuovo modello di replicante. Loro non ne vogliono sapere, dato che sono successi innumerevoli disastri con i modelli precedenti, ma lui, appunto, fa presente che i nuovi modelli sono degli angeli, fatti per proteggere gli esseri umani, e programmati in modo da non poter fare nulla per ribellarsi. Come dimostrazione, impone al replicante che ha portato con sè di uccidersi, cosa che un replicante del primo film non avrebbe mai fatto, avendo un forte senso di autopreservazione. Quindi i nuovi replicanti sono proprio fatti per essere docili.

Però alla fine si ribellano lo stesso!

LEI: Alla fine la forza della vita, anche in loro, ha la meglio.

LUI: Che altro? Beh, sì: Harrison Ford per la prima volta da 20 anni, secondo me, recita davvero bene in un film. Cioè, a me nell’ultima apparizione in Star Wars era apparso un po’ come una macchietta, mentre qui mi sembra molto più convincente.

LEI: Tra l’altro, questo ruolo ha qualcosa in comune con il ruolo che ha ripreso in Star Wars!

LUI: Nel senso che ha re-interpretato un suo personaggio 30 anni dopo?

LEI: No, nel senso che il motivo per cui il suo personaggio torna, in entrambi i casi, è perchè è padre! Però, qui, la storia che va a riallacciare i due film, in effetti, è più pregnante.

LUI: Ho già detto che il film è bellissimo, che la fotografia è bellissima, che a vedersi è tutto veramente bellissimo?

LEI: Villeneuve ci piace molto, è veramente bravo!

LUI: E’ un film probabilmente non adatto a tutti, perchè è molto lento, piuttosto lungo, con molti silenzi e….

LEI: …e poca azione! Questo a me personalmente piace, perchè di norma sono molto più interessata alla caratterizzazione dei personaggi, che sicuramente è un aspetto chiave di questa pellicola. La caratterizzazione, insieme alla fotografia spettacolare, fa il film. Non è un’americanata. Infatti Villeneuve non è americano, e si nota.

LUI:  Già il film originale non era un’americananta!

LEI: No, assolutamente, ma questo rischiava di esserlo, essendo un sequel prodotto in epoca di grandi effetti speciali e, diciamocelo, di scarsità d’idee.

LUI: Mi fa molto piacere che non abbiano trattato questo film come una sorta di reboot del franchising, fatto per propinarci altri 10 Blade Runner nei prossimi 10 anni… cosa che potrebbe anche succedere, ma almeno non si evince da questo film.

Non cerca troppo di ri-modernizzare, o almeno non, per esempio, di proporre una ri-modernizzazione alla “Ghostbusters”, o di altri film famosi riporoposti per questioni meramente commerciali..

LEI: No, secondo me più che ri-modernizzare, “ri-narra”.

E niente, per me, è consigliato, ma se parliamo ancora un po’ nessuno lo vorrà vedere perchè avremo detto tutto!

LUI: Sì, decisamente..buona visione!

Un pensiero riguardo ““Blade Runner 2049 “- Una conversazione tra un lui ed una lei, dopo la visione.

  1. Ho letto con interesse la vostra conversazione, ritengo però che abbiate sottovalutato l’importanza dell’Ologramma. È certamente assai semplificato (tecnologicamente) rispetto al protagonista e anzi, proprio per questo, più pregnante e vicino al mistero di fondo dell’intero Film.
    Il semplice e “banale” mistero della vita.

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