Who’s counting? Dal conto delle banconote alla radice delle cose.

Articolo di Giorgia Loi

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Non capita spesso che un documentario mi rapisca e m’intrighi, ma “Who’s Counting? Marilyn Waring On Sex, Lies And Global Economics” ci è riuscito.

Marilyn Waring, la protagonista del documentario, è una rilevante figura politica neozelandese, una scrittrice, una preparatissima economista, un’attivista femminista ed un’influente intellettuale. E’ stata membro del Parlamento della Nuova Zelanda tra il 1975 e il 1994.

A livello internazionale, è nota per il testo “If women counted”, a cui è ispirato il nostro documentario.
Il tema del film è l’economia, e l’approccio che ad essa si ha in diversi contesti.

Immediatamente Marilyn Waring connota il discorso ad una ricerca dell’origine dei significati e dei significanti, andando a recuperare la radice etimologica della parola “economia” che, dal greco “oikos”, significa “cura della casa”.

Da questo concetto di base, si sviluppa una lunga riflessione sul valore che si dà alle cose, in particolare mettendo a confronto l’interesse rivolto prevalentemente al denaro nella gestione dell’economia nazionale e internazionale con la gestione dell’economia domestica improntata all’uso del tempo come valore ed alla cura della famiglia.

La ricerca degli approcci all’economia, micro e macro, non si fermano al contesto neozelandese, nè a quello “occidentale”, ma spaziano a realtà del sud del mondo in Africa ed Asia, fornendo uno spettro molto ampio di casistiche.

Dalla riflessione, emerge prepotentemente la tematica del lavoro non retribuito, quello quotidiano che si svolge in ogni casa: quelle lunghe ore dedicate alla cucina, alla pulizia, alla gestione dei figli ecc.. Mansioni che vengono, a livello globale, prevalentemente riconosciute come femminili.

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Il documentario è stato realizzato a chiusura dell’attività politica della Waring, nel 1995, e la situazione della proporzione tra lavoro domestico e lavoro retribuito per le donne è probabilmente abbastanza mutata (anche se decisamente non risolta) per le donne, ma certamente la riflessione rimane rilevante.

In particolare, ho trovato di enorme interesse il parallelismo, esplicitato dell’attivista, tra un sistema improntato alla matematica, ai numeri ed ai calcoli, considerato di stampo “maschile”, ed uno improntato al linguaggio, al cercare e valorizzare la radice delle cose, identificato come di stampo “femminile”.

Naturalmente dobbiamo intendere questo “maschile” e “femminile” come segni generici, e non stigmatizzanti rispetto al genere sessuale. Questo ragionamento permette però, sostanzialmente, di individuare una “strada non presa” dall’economia: la strada che per valore non intende un valore numerico, ma un valore sostanziale, umano, naturale.

Consiglio una visione senza preconcetti di questo documentario, sebbene di non semplicissimo reperimento e mai tradotto in lingua italiana. L’Associazione Armonie, con cui abbiamo collaborato per la rassegna “Gyneforum”, l’ha sottotitolato, ed organizza periodicamente delle proiezioni a Bologna.

Buona visione!

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