5 film che non c’entrano niente col Natale (da guardare a Natale).

Articolo di Giorgia Loi

Chi mi conosce lo sa, non sono la più grande fan del Natale. Mi chiamano Grinch, e hanno ragione.

Ma se c’è una cosa assolutamente meravigliosa del Natale è il preziosissimo, impareggiabile tempo libero che regala alle persone, come me, abbastanza fortunate da poter pronunciare in quei giorni la dolcissima parola “ferie”.

Ferie da divano. Ferie dopo un anno di pesantissimo lavoro.

Ferie adatte ad una fantastica maratona di film!

Mentre la tv trasmette sempre le solite cose (alcune bellissime, per carità) a tema, quest’anno, per casualità o per gusto del momento, mi sono ritrovata a fare una maratona di film che vanno dal drammatico al thriller, passando per il dramma psicologico.

Buon Natale, dunque, con questo elenco di film, in ordine di visione, e con le reazioni che mi hanno suscitato.

1. “Freaks”- Tod Browning, 1932

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Capolavoro assoluto degli anni ’30, film talmente rilevante che le sue immagini hanno impregnato la storia dell’horror fino ai giorni nostri, Freaks non è certamente un film leggero.

Dura solo un’ora, ma basta ed avanza per consumare un complesso dramma, dalle potenti sfumature sociali e psicologiche.

Parla di mostri, laddove i mostri, i “freaks” appunto, sono persone nate con deformità o aberrazioni fisiche, che si guadagnano da vivere esibendo le proprie bizzarre fisicità al pubblico del circo. A tratti, questi personaggi vengono dipinti come bambini, attraverso la figura di una simbolica “mamma” (una donna “normale” che si prende cura di loro), ed attraverso la scelta dei due protagonisti, due nani dall’aspetto così delicato da sembrare bambini di 4 o 5 anni. Questa scelta, visivamente, è di certo funzionale alla trama. Visti come incapaci di volontà umana da una società che li relegava ad uno stato praticamente bestiale, sono anche visti come ingenui, ed appaiono innocenti e potenziali vittime predilette di malintenzionati e truffatori. Quando una truffa viene tentata ai danni di uno di loro, però, emerge, in maniera traumatica per lo spettatore, la natura non solo assolutamente adulta e smaliziata, ma anche crudele di questi personaggi, e la potenza della società creata da questi reietti, che hanno fatto del proprio isolamento un vessillo.

Chi se la prende con uno di loro,dovrà affrontarli tutti. E la vendetta sarà…beh, accidenti, ma davvero non l’avete visto?? Trovatelo, e guardatelo!!

2. “Black Swan”- Darren Aronofsky, 2010

10376048-1303394684-556260-CB3E-6D39-DA86.jpgEcco, benissimo, dopo la tragedia totalizzante di Freaks, perché non lasciarsi andare ad una storia in cui il dolore psichico e fisico accompagnano lo spettatore, minuto dopo minuto, a passo di danza?

Non avevo mai visto questo film, per quanto famoso, e devo ammettere che l’avevo preso per un thriller psicologico. In effetti è mascherato da thriller per alcuni versi, ma di fatto non è altro che la devastante storia di una disfunzione totale alla vita. La protagonista, Nina Sayers (Natalie Portman) in quanto personaggio, è dipinta a tratti tenui. La capiamo completamente solo alla fine (di cui non parlerò), ma durante tutto il film viviamo con lei un trauma non ben definito, uno stress reso condizione patologica, una vita inadeguata che non si può chiamare tale, ed, in tutto ciò, la danza. La danza non è altro che l’ossessione che racchiude tutto il resto, e che ha sempre permesso a questo personaggio di fuggire da tutto il resto.

Il film inizia in un momento, nella vita professionale della ballerina, di cambiamento. Il cambiamento destabilizza l’ordine fittizio della sua vita, e fa emergere tutte le problematiche che la permeano. I momenti di autolesionismo sanguinolento li ho mal tollerati, sarà che la cena della vigilia non era stata tra le più leggere, ma a volte ha minacciato di riemergere.

Agghiacciante e devastante, sostanzialmente.

3. “Requiem for a dream” – Darren Aronofsky, 2000

Requiem-For-A-DreamDopo Black Swan, perché non divertirsi con un altro simpatico film di Aronofsky? Ero stata avvertita rispetto a questo film. Il mio ragazzo mi aveva consigliato di fare attenzione: “E’ soltanto uno dei film più depressivi e senza speranza che abbia mai visto”, mi aveva detto.

Gli avevo creduto eh, ma l’ho guardato lo stesso. Evviva il Natale, no?

Ebbene: è uno dei film più depressivi e senza speranza che abbia mai visto! Il film fin da subito non ne fa mistero. Ogni personaggio che incontriamo è chiaramente circondato da così tanto dolore da essere irrimediabilmente destinato ad un’implosione totale. La cosa più evidente nell’assoluto dramma di questo film è la volontà di sottolineare un’assoluta, incolmabile solitudine che permea la vita di tutti. Ognuno di loro è guidato da un pensiero, il sogno di cui parla il titolo, che è in realtà un’ossessione, che vive di vita propria all’interno del personaggio, ma non riesce ad integrarsi con il resto del mondo. Ogni ossessione porterà il personaggio che la coltiva esattamente, o quasi, alla fine che ci si può aspettare quando li si incontra.

Non è un film di cui interessi la trama. E’ una lunga, terrificante catarsi nella quale immergersi quando si ha bisogno di un po’ di discesa agli inferi. Alla fine del film, viene spontaneo fare una telefonata alla mamma, per sentirsi gelare un po’ meno il sangue nelle vene. Beh, essendo natale, alla fine del film sono andata a cenare con la mamma. Anche se avevamo finito di pranzare poco prima che iniziassi a vederlo.

4. “The Prestige”- Christopher Nolan, 2006

PBrTAruZN_1339905942.jpgOk, riprendiamoci un po’ con un film più allegr… oh, ehm. Not so much, really.

Parliamo di Nolan, in fondo, che di norma non si fregia di fare film che facciano sghignazzare lo spettatore.

Il film è comunque godibilissimo: parla di maghi! Nell’800! A Londra! Tutti con un meraviglioso accento inglese! Maghi ed il loro trucchi… e le loro ossessioni, di nuovo.

Il film si apre con un processo per omicidio: il mago Alfred Borden (Christian Bale) è accusato di aver ucciso, sabotandone un trucco, l’altro mago, Robert Angier (Hugh Jackman). Da qui parte il racconto della storia della vita dei due, di come si sono conosciuti, di come siamo arrivati qui. Ci troviamo di fronte a due rivali, ognuno dei quali ha un fedele aiutante, ognuno dei quali ha una bella famiglia, ognuno dei quali ha dei segreti. Non faccio spoiler, perchè è un film pieno, pienissimo di sorprese, ma dico che l’ossessione per il “prestige”, il trucco magico perfetto, e l’ossessione per la vendetta che in questa si specchia, porteranno la trama a risvolti anche crudeli, psicologicamente forti, eticamente drammatici. Anche in questo film, i personaggi sono tutti “rotti”, broken, intrappolati in vite che non sono altro che pericolosi circoli viziosi senza via d’uscita. L’unica via d’uscita può essere il trucco magico perfetto..

Due cose da dire di questo film: la prima è che va visto almeno due volte, e dopo aver visto il finale si capisce il perchè. La seconda è: David Bowie!!

5.“Collateral”-Michael Mann, 2004

03Con Collateral ho un po’ cambiato genere. Se nei primi 4 film si ritrovano delle tematiche comuni, dall’ossessione alla vendetta, dal dramma psicologico alla solitudine esistenziale, qui torniamo ad una dimensione più classicamente d’azione, thriller-poliziesco. Anche se non si tratta proprio di un thriller classico. Gli elementi ci sono: un super-sicario in missione per conto di super-cattivi, un’indagine poliziesca, una trama fatta di omicidi e sparatorie, con tanto di agenti governativi.

Ma credo che di questo film colpisca in particolare la profonda caratterizzazione dei personaggi, la grande empatia che si viene a creare con entrambi i protagonisti, sia il “buono” che il “cattivo”, che durante il film “seguiamo” nelle vicende che si svolgono tutte nell’arco di una notte. Le riprese interamente notturne sono certamente d’impatto, e la colonna sonora ben strutturata e molto ricercata. Il clima generale del film crea uno strano contrasto tra la notte aperta della città, ed un senso di claustrofobia, che in realtà è esistenziale, ed emerge più dalle parole dei personaggi che dalle situazioni.

Non sono una fan di Tom Cruise, ma qui è notevole, come lo è il suo personaggio Vincent, che riesce costantemente, fino all’ultimo, a stupire con una profondità atipica (considerata la professione che svolge).

La mia maratona finisce qui… Copiatemi, se ci riuscite!

Buona visione!

PS. In realtà sto mentendo. Ho visto un altro film. Ho visto Star Wars, The force awakens, al cinema, posti prenotati da giorni. Ma mi sto ancora riprendendo da “quella cosa”, è troppo presto per parlarne!

Il Cavaliere Oscuro e il ruolo sociale dei supereroi

Articolo di Andrea Vallese

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Ho sempre amato molto i film sui supereroi. Sono come i guerrieri dei poemi greci e romani. Hanno le stesse qualità, gli stessi difetti. In particolare, si può percepire la loro complessità di far coesistere l’umano e il “divino”.

Da quando ho visto Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, ho capito che ci sarebbe stata un’“era prima” e un’“era dopo” i film sui supereroi, un po’ come disse Otto Preminger rispetto a Roma Città Aperta e la storia del cinema. Paragone azzardato?

Per rendersene conto basterebbe guardare i due film di Tim BurtonBatman (1989) Batman-Il Ritorno (1992) (quelli di Joel Schumacher non li nomino neanche). Grandi ambientazioni dark, personaggi iconici (Jack Nicholson/Joker e Michelle Pfeiffer/Catwoman su tutti). Tuttavia, la lotta tra il bene e il male aveva dei confini netti e ai personaggi minori, il maggiordomo Alfred o il commissario Gordon, non veniva dato alcuno spessore. Inoltre c’era la sensazione di voler rendere gli antagonisti più interessanti e simpatici dell’eroe pipistrello. Quindi due prodotti cinematografici di puro intrattenimento dove il buono affronta il cattivo e salva la città.

Con Christopher Nolan si cambia registro. Già lo si è visto nel 2005 con Batman Begins, che era, sostanzialmente un film su Bruce Wayne (l’alter ego di Batman), un personaggio tragico e cupo. Tuttavia, ancora non c’era spazio per poter mettere in scena ciò che Nolan voleva davvero raccontare: il Bene e il Male come sono realmente oggi.

Nel Cavaliere Oscuro (già è rivoluzionario non menzionare il nome dell’eroe nel titolo), Batman (Christian Bale) è già il protettore di Gotham City che riesce a tenere a bada la criminalità e che lavora con il commissario Gordon (Gary Oldman) per consegnare i boss mafiosi che la comandano alla giustizia. Tuttavia, cerca di “riporre il mantello al chiodo”, non solo per il desiderio di una vita normale, ma anche perché non ritiene giusto che un uomo, seppur onesto, agisca oltre i confini della legalità per combattere il crimine. Stesso problema ha il commissario Gordon, che non esita a collaborare con poliziotti corrotti o corruttibili pur di sconfiggere la mafia. Nella lotta al crimine si unisce Harvey Dent (Aaron Eckhart), il procuratore distrettuale, uomo integerrimo, coraggioso e di sani principi, che rappresenta per Batman la speranza di poter affidare la protezione di Gotham ad un eroe “con un volto”. C’è solo un problema, è fidanzato con Rachel (Maggie Gyllenhaal), la procuratrice di cui Batman è innamorato già dal primo film.

Questi sono i buoni. Il male invece è rappresentato dal Joker (un superlativo Heath Ledger, premiato postumo con l’Oscar), uno psicopatico con la faccia da clown, assoldato dai mafiosi per risolvere il problema Batman. All’inizio viene sottovalutato da tutti, sia buoni che cattivi, ma nel corso della storia accrescerà la sua capacità di incidere il corso degli eventi. Questo perché, come sostiene il maggiordomo Alfred (Michael Caine), è un uomo che non si può comprare né dominare perché vuole solo veder bruciare il mondo.

Joker vuole far diventare Gotham City un luogo senza legge ne regole, cercando di dimostrare che in fondo tutti gli uomini sono pronti a sbranarsi tra di loro. Per fare questo riesce a “servirsi” anche di Batman che, nel momento in cui deve scegliere se salvare Dent (paladino di giustizia) o Rachel (suo interesse amoroso), sceglie quest’ultima. Sempre per colpa del Joker, non solo non riesce a salvare Rachel, ma fa sfigurare Dent che diventa Due Facce (ovvero il simbolo della coesistenza tra bene e male). Così l’emblema dell’incorruttibilità si trasforma in un killer che decide di uccidere o meno le persone col lancio di una monetina.

Joker alla fine verrà trovato e arrestato, ma Batman, per trovarlo, dovrà violare la privacy dei cittadini tracciando i loro cellulari. Inoltre, sarà costretto ad uccidere Dent/Due Facce e a farsi carico degli omicidi di quest’ultimo per non far perdere a Gotham il simbolo di legalità, diventando un ricercato.

Questo film ci regala un protagonista meno super e più umano, ma soprattutto più vicino al nostro animo di quanto ci piacerebbe ammettere. Perché nella vita vera sappiamo benissimo che non è così facile distinguere buoni e cattivi. Un lato oscuro è presente in ciascuno di noi e ci impone sempre una scelta, a volte anche difficile.

Se guardiamo la nostra realtà attuale vediamo quanti “joker” seminano il panico, cercando di mettere in discussione la nostra società e i nostri valori. Vediamo, però, anche tanti “batman”, che perseguendo il proprio ideale di “giustizia” commettono azioni moralmente ingiuste. Eppure, in questo film dove gli eroi cadono, è la gente comune che regala allo spettatore la speranza. Significativa è infatti la sequenza delle due barche piene di gente che decidono di non farsi esplodere a vicenda, sconfessando finalmente la filosofia del Joker.

Credo che dopo Il Cavaliere Oscuro, i supereroi non solo sono più umani, ma molto più vicini alle persone. Sono un’unità di misura che ci aiuta a capire meglio come districarci nella sottile linea che divide giusto e sbagliato.

C’è chi pensa che una discussione su questi temi così delicati non debba scaturire da un film di questo tipo (è quindi meglio un talk show della domenica pomeriggio???), ma per me il cinema è sempre un’ottima finestra per capire come va il mondo.