Babadook

Articolo di Giorgia Loi

Il Babadook, o: il film da non guardare quando si soffre d’insonnia.

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Faccio due premesse alla recensione di questo film: la prima è che, se non lo avete ancora visto, questo articolo contiene spoiler: se volete che vi sorprenda completamente, tornate a leggere dopo averlo guardato!

La seconda premessa è personale: ho fatto l’errore di guardare il film in un periodo per me caratterizzato da insonnia, e questo fatto ha condizionato notevolmente la mia visione.

Non nascondo quindi che per me la lettura di tutta la trama è legata proprio a questo, alla mancanza di sonno ed allo stato di spossatezza e confusione che ne deriva.

Ma andiamo con ordine.

Iniziamo da un breve quadro dei protagonisti.

Si tratta di una madre, Amelia (Essie Davis), e di un figlio, Samuel (Noah Wiseman), che vivono soli in seguito alla traumatica morte del capo famiglia, e che, diciamocelo, non se la cavano proprio alla grande.

Il bambino fa pensare immediatamente al Danny di Shining, e direi che difficilmente si possa trattare di un caso. E’ un bambino iperattivo, insonne, molto attaccato alle proprie fantasie, che si rifugia in un mondo magico ed immaginario per fuggire da una realtà oggettivamente poco gradevole.

Una realtà caratterizzata da una madre fortemente stressata, che probabilmente dà la colpa al figlio per la morte del marito, che non accetta il contatto fisico e che, anche a causa delle difficoltà del bambino, non riesce lei stessa a dormire.

Samuel è impegnato, nella prima parte del film, a commettere una serie di azioni violente, prima a scuola, e poi alla festa di compleanno della cuginetta. Questi gesti lo faranno prima espellere, e poi isolare, insieme alla madre, da tutte le (poche) persone care al piccolo nucleo familiare.

Il quadro reale che fa da cornice al film è dunque questo: una vedova depressa, rancorosa e stressata si ritrova ad avere come unico contatto ed unica ragione di vita un figlio esagitato ed insonne, che non riesce ad abbracciare, a cui dà la colpa delle proprie disgrazie, e che a sua volta è depresso, iracondo e si sente solo al mondo.

Sì, è davvero un film allegro.

Ma veniamo alla parte horror, che dà il nome al film.

Questa parte ha inizio mentre il piccolo mondo della famigliuola si sgretola definitivamente, e prende le mosse dalla comparsa di uno strano libro della buona notte nella libreria di Samuel,”Mister Bababook”.

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Il libro narra la simpatica filastrocca del mostro Babadook, che si nasconde nell’ombra della notte, e che in effetti è assolutamente, assolutamente inquietante, dal momento che, come dice il libro, “non puoi liberartene” e “quando senti il suo richiamo sei già”… vi lascio immaginare… ebbene sì, “morto”.

Da persona che ha sofferto d’insonnia, posso garantire che leggere un libro del genere la sera, prima di andare a letto e sprofondare in un buio pesante e pensieroso, farebbe fare qualche brutto pensiero a tutti. Sì, anche a me la notte dopo aver visto il film è parso di sentire “Ba-ba- Dook- dook- dook”.

E questo fa sì che la mia interpretazione di quanto poi avviene, fino all’ultimissima parte del film (ma di questa parte non parlerò, non voglio esagerare con gli spoiler!), sia la seguente: il film parla di una madre stressata ed insonne che impazzisce.

Non è l’interpretazione ufficiale, che invece verte sulla psicologia Jungiana, sulla quale ammetto una certa ignoranza.

E’ un’interpretazione personale, certamente parziale, che intendo spiegare attraverso alcuni punti.

Innanzitutto, come menzionato sopra, ritengo più che probabile che una persona, anche adulta, in un periodo particolarmente duro e negativo si lasci suggestionare da un pensiero poco razionale come il mostro dentro all’armadio.

Le persone sono fragili, specialmente in alcuni momenti.

Inoltre, Amelia è tormentata da anni da ricordi di un marito, chiaramente molto amato, che non c’è più, ma i cui averi, le cui foto, la cui eredità intellettuale sono conservati in un (tipico) seminterrato (da film horror). In questo senso, la casa è letteralmente infestata da un fantasma, sebbene si tratti di un fantasma della mente: lo spettro di un ricordo irraggiungibile.

Il parallelismo, il sovrapporsi delle immagini del marito morto e del mostro diventa addirittura esplicito ad un certo punto del film.

L’immagine della donna fuori di sè è evidente provando ad osservarla con gli occhi dei poliziotti che la ricevono, durante una scena centrale del film, alla centrale di polizia dove lei è andata per denunciare episodi di stalking, in seguito ad inquietanti ricomparse del libro davanti alla sua porta dopo che lei aveva tentato invano di disfarsene. Ecco, proviamo per un attimo a non sospendere l’incredulità: ascoltando Amelia raccontare la sua versione non possiamo dare tutti i torti ai poliziotti per non averla presa sul serio. Appare come una persona non lucida, delirante, non attendibile, probabilmente sotto l’effetto di droghe.

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Quella è la scena in cui la follia della donna si concretizza ed “esce” nel mondo. Non per niente è anche la prima scena in cui lei vede una materializzazione fisica del mostro del libro.

Da quel momento in poi, ad ogni notte insonne di Amelia, vediamo l’immagine del mostro ingrandirsi, ingigantirsi, farsi sempre più tangibile.

E la donna sprofonda sempre più in un potente delirio, trasformandosi, come da profezia del libro (o allucinazione?), nel mostro che minaccia la famiglia. Commette gesti decisamente agghiaccianti, e ci ricorda nuovamente Shining, questa volta incarnando un furioso Jack Torrance alla ricerca del figlio.

D’altra parte, più Amelia è perseguitata dalla comparsa/visione del Babadook, meno desiderio ha di mettersi a dormire. Inizia quindi a passare la notte a guardare programmi, rigorosamente inquietanti ed orrorifici, alla televisione, costringendo alla veglia anche il bambino.

Nel film fanno la loro comparsa anche dei farmaci per il sonno, ma la donna non li prende, li dà soltanto al figlio.

Insomma, dopo che ogni singola scena del film mi aveva portata a pensare che il film fosse metafora o oggettivizzazione degli effetti dell’insonnia sulla psiche… ecco arrivare l’epilogo del film, che smentisce in toto la mia teoria.

Non me la sono presa per questo. Anzi, di norma apprezzo moltissimo quando un film mi stupisce, contraddicendo le mie aspettative.

Purtroppo però ho trovato il finale troppo frettoloso, un po’ raffazzonato, e, a mio parere, un po’ stonato con il resto del film.

Ho percepito una grossa distanza tra tutto lo svolgimento e la conclusione, come se lo sforzo creativo degli sceneggiatori si fosse ad un certo punto esaurito, e si fosse semplicemente deciso di porre fine alla pellicola fornendo la spiegazione ed un conseguente epilogo narrativo.

Ho apprezzato gran parte del film, in particolare il ritmo narrativo, il modo di delineare i personaggi attraverso piccoli gesti ed attimi significativi, la fotografia, la suspance della prima parte.

L’ho tuttavia ritenuto incompleto e, per questo, nonostante gli ampi elogi della critica, devo dire che non farà parte della mia lista di film horror preferiti.
Posso però dire che, dopo averlo visto, mi sono impegnata di più per dormire meglio, per prendermi un po’ di tempo per me, per riposarmi. Nel dubbio…

“Mad Max- Fury Road”, ovvero, Furiosa Charlize e le donne del deserto.

Articolo di Giorgia Loi

Sono andata a vedere Mad Max- Fury Road.Mad-Max-Fury-Road-lovely-day

Ci sono andata perché da giovanissima avevo visto la prima trilogia, e mi era piaciuta un sacco.

Ci sono andata perché non era un prequel, e soprattutto perché non era un remake né un reboot.

Ci sono andata perché al cinema lo trasmettevano in lingua originale, che per me è sempre un grosso incentivo.

Ci sono andata, anche, perché ho sentito quasi solo pareri assolutamente entusiastici a riguardo.

Ci sono andata, e mi è piaciuto.

Innanzitutto, si tratta di una distopia: genere che di recente viene proposto parecchio ed in varie salse, probabilmente con lo scopo di esorcizzare le sempre più fondate paure delle società occidentali per il futuro del pianeta.. ma questo argomento merita uno o più articoli appositi, che certamente non tarderanno ad arrivare.

Il genere distopico mi affascina, perché anche nelle sue varianti più trash riesce a scovare qualche tematica profonda.

In questo caso poi abbiamo di fronte un film d’azione ottimamente diretto, ottimamente recitato (ci sono perfino alcune modelle che son diventate attrici più che decenti per l’occasione), ottimamente “dipinto” (o “con ottime scenografie”, che dir si voglia), che tra un’esplosione ed un inseguimento tocca alcune tematiche profonde.

Il futuro di Mad Max, quello che fa da sfondo a tutti e quattro i film, è un desertico mondo post apocalittico, risultato di una guerra nucleare, dove la natura e la civiltà come li conosciamo oggi sono scomparsi. Tra le lande desertiche di questo mondo distrutto, bande di predoni e guerrieri si combattono per il possesso della più preziosa merce di scambio: la benzina. Poi ci sono pochi, sparsi, terribili agglomerati pseudourbani, dove la gente non desidera altro che acqua.

Il setting è lo stesso, e anche il Max di Tom Hardy dovrebbe essere lo stesso di quello interpretato da Mel Gibson nella prima trilogia.

Salvo che, in questo film, di Max non ci viene detto praticamente niente. Ci viene detto solo che è un sopravvissuto, nonché uno che di mestiere “sopravvive”, un guerriero, un ex poliziotto, e che è tormentato dai sensi di colpa per la morte di alcune persone che non è riuscito a salvare. Chi ha visto gli altri film, sa che tra queste persone ci sono la moglie ed il figlio. Chi non ha visto i vecchi film, non lo sa. E probabilmente non vuol essere un dato essenziale.

Lui è burbero, grugnisce e borbotta per tutto il film, non ci racconta niente e mai lo farà. Gli appaiono visioni delle persone che non è riuscito a salvare, e questo lo spinge ad essere un uomo migliore e combattere per la sopravvivenza delle persone che incontra, e non solo per la sua.

Questo è quanto, questo è Max.

Che sia lo stesso Max o un nuovo Max poco c’importa.

Ora, concentriamoci su Furiosa!

Furiosa, interpretata da Charlize Theron, è un’imperatrice al servizio di Immortan, il governatore di un’infernale città nel deserto, nonché principale cattivone di questo film.

Furiosa è la vera protagonista del film.

La prima cosa che notiamo di lei è che è stupenda anche coi capelli rasati, le manca un braccio ma ha un fantastico arto meccanico un po’ steampunk a sostituirlo, è forte, è intelligente, ha un piano e non ha più alcuna voglia di stare a servizio dell’orribile Immortan. E’ particolarmente bella quando si tinge parte del volto di nero: è una potente guerriera e non lo vuole nascondere.

La vediamo infatti, nelle prime scene, mentre finge di andare a fare rifornimento di benzina, ma poi devia, scappa (portando con sè una cisterna di benzina), manipola sapientemente i guerrieri che Immortan ha mandato con lei per scortarla, combatte furiosamente i predoni del deserto e, quando il suo seguito si accorge di essere stato raggirato, non esita a liberarsene.

Non da ultimo, scopriamo ben presto che Furiosa sta portando con sé, nascoste nel camion cisterna che guida, un gruppo di bellissime (francamente un po’ troppo, ma vabbè) donne. Queste donne sono le mogli, ovvero le “migliori riproduttrici” di Immortan. Una di loro è visibilmente incinta, ma possiamo dedurre che lo siano anche le altre, dal momento che la loro ragion d’essere al cospetto del tiranno è fornirgli eredi.

635560680919636292-MAD-MAX-FURY-ROAD-MOV-jy-1019-Da quando compare Furiosa, Max assume un ruolo di aiutante, di “osservatore”, di combattente sì, ma combattente in una trama che è di Furiosa e delle donne che sono con lei.

In effetti Furiosa non è soltanto la protagonista, ma è anche la Donna di questo futuro distopico, è il simbolo di un femminile evoluto che, in un universo in guerra, è in grado combattere con le stesse armi degli uomini, ma possiede una forza di pace e rigenerazione che può sopravvivere alle guerre. In pratica, siamo di fronte ad una di quelle distopie che ci tengono a mettere in luce la distruttività di una società guerriera patriarcale contro la forza di una visione matriarcale e femminile del mondo.

Dopo una prima mezz’ora in cui regna l’individualismo della sopravvivenza, quando cominciano ad entrare in scena tutti i personaggi femminili, il film diventa molto più corale, le dinamiche del gruppo si definiscono meglio ed il gruppo stesso comincia a funzionare.

Le mogli di Immortan non hanno certo la stessa potenza dell’imperatrice guerriera, ma anch’esse hanno avuto la forza, e non senza fatica, di rompere un equilibrio imposto, fuggire da un sistema che non le rispettava in quanto persone ma le usava solo come corpi adibiti alla riproduzione. Sono fuggite da un sistema che le nutriva, ma non le rispettava.

Quello che stiamo guardando, dunque, è un (fichissimo) film d’azione, di combattimenti, di guerra, che di fatto è una guerra al patriarcato: ehi, lo è davvero, in maniera assolutamente letterale!

Non volendo raccontare lo svolgimento e il finale del film, non dirò troppo rispetto a dove sta andando questo gruppo, e perché, anche se gran parte della trama ruota intorno al Femminile, e quindi mi piacerebbe parlarne.

Mi limito a dire che Furiosa è l’unico personaggio del film ad avere una backstory che viene raccontata, ed esplicitata attraverso la trama.

Una curiosità, da una articolo de Il post: tutte le altre backstory, incluse quelle delle tribù coinvolte, sono state comunque scritte da George Miller e messe a disposizione di tutti gli addetti ai lavori, inclusi gli attori. Insomma, tutti i personaggi sanno da dove vengono, anche se non ce l’hanno raccontato!

Tirando un po’ le somme: il film mi è piaciuto perché parla di donne forti, e poi mi ha divertita perché è fatto benissimo.

Ci sono momenti divertenti all’interno delle scene drammatiche, ci sono scene invece molto ma molto drammatiche, ci sono inseguimenti mozzafiato, ci sono paesaggi infiniti e colori meravigliosi, e c’è un certo coraggio narrativo.

C’è anche, per citare il commento del mio ragazzo che ha visto il film con me, “un tizio che suona stoner doom con una chitarra lanciafiamme davanti ad un muro di amplificatori montati su un tir in corsa nel deserto”.

Per chiunque abbia voglia di un filmone d’azione, al momento consiglio questo senza dubbio!