Horror ben fatto ed erotismo facile. Le foto di Gioia

Articolo di Marilisa Mainardi
filmtv.itMentre cerco ancora di barcamenarmi nella poetica del maestro del cinema horror, Mario Bava, sul quale ho ancora molte ombre, lo ammetto, parlerò di un film del figlio Lamberto.

Le foto di Gioia” è ben distante dall’essere un bel film ma merita, per certi versi, una trattazione.

Innanzitutto è un film che sa fare paura. E’ vero che la prima volta l’ho visto in tenera età, perciò ero più suggestionabile, ma è pur vero che, rivedendolo ora, ancora non riesco a farmelo del tutto dispiacere. Sarà perché è facile facile, perché a tratti fa ridere pur non volendo, perché tutto sommato è quell’oretta e mezzo di goliardica leggerezza che ben si sposa con le serate estive.

In questo film di Lamberto Bava del 1987 c’è innanzitutto una certa suspense. Purtroppo la si perde un po’ fra i mille lati negativi che ha. Ci sono innanzitutto due scene che fanno restare con il fiato sospeso: quella in cui la protagonista viene inseguita al cimitero e quella in cui l’assassino la segue all’interno dei grandi magazzini MAS di Roma (vero e proprio museo dello shopping d’antan anche attualmente).

Poi che dire, c’è Serena Grandi che invade con la sua carica di casereccio sex appeal e una pessima recitazione un set tutto sommato interessante composto da una bella villa molto anni ’80, la redazione della rivista che gestisce “Pussycat” e l’elemento disturbante del ragazzino voyeur che la spia dalla finestra, fantasticando su di lei.

A ben guardare, anche l’intreccio non è disprezzabile: Gioia, giovane e procace vedova, gestisce insieme ad una fida collaboratrice (Daria Nicolodi) una rivista per soli uomini. Ad un certo punto le sue modelle iniziano a venire uccise una ad una e l’assassino scatta loro delle foto in una sala di posa per inviarle alla protagonista. Lei sa che prima o poi verrà anche il suo turno. Via via che avvengono omicidi, il cerchio si restringe sino a che l’assassino non si rivela a Gioia, in maniera nemmeno troppo scontata e comunque parecchio perversa.

ivid.it

Se possiamo dire bene di tutti gli altri attori, quella che stona maggiormente è di certo l’interpretazione della protagonista stessa. Al di là della ancora spiccata cantilena bolognese (che ovviamente adoro ma che non è il massimo in un film che non vuole essere narrazione di una città o di un mondo specifico) è veramente pessima in ogni sua espressione. Anche il cameo (se così possiamo definirlo) di Sabrina Salerno lascia molti dubbi; per fortuna Bava la rende efficace perché, al di là di dimenarsi nuda mentre viene attaccata dalle vespe molto altro non fa, con buona pace del pubblico interessato alle sempre perfette curve della Sabrinona nazionale. Comunque, al di là di queste interpretazioni a dir poco discutibili, gli altri attori se la cavano egregiamente. Anche la spesso criticata Daria Nicolodi appare in questo film molto convincente.

malesoulmakeup.wordpress.com.1

Sono molto interessanti anche le modalità di ripresa in prima persona dal punto di vista dell’assassino, che vede ogni sua vittima come un mostruoso animale. Ricorda un po’ certe modalità di gioco delle console, cosa senza dubbio originale per l’epoca.

Insomma, se ancora le opere di Mario mi sfuggono, devo dire che questo film di Lamberto ha degli sprazzi interessanti e una trama coinvolgente. Non fraintendetemi, non è un bel film. In fondo si tratta di un B-Movie e se Lamberto non avesse avuto i mezzi che aveva di certo oggi lo definiremmo così. Però dico anche che non è tutto da scartare.

Buona visione!