“Labyrinth”- It’s only forever, it’s not long at all

Articolo di Giorgia Loi

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Lo ammetto, ho iniziato questo articolo molto, molto tempo fa, a gennaio, sull’onda della terribile tristezza che mi ha colpita per la morte di quello straordinario artista che è stato David Bowie. Poi la vita s’è messa in mezzo, non era previsto che abbandonassi questo blog a me tanto caro per quasi un intero anno, ma il 2016 è stato davvero un anno impegnativo. Tanto impegnativo che, nonostante il mio grande e sincero amore, e la mia suprema ammirazione per David Bowie, non sono riuscita a vedere la splendida mostra “David Bowie Is”, inaugurata al MAMBO, nella mia adorata Bologna, fino a questa ultima settimana di permanenza (a chi vive nei pressi delle città che la ospiteranno in futuro, consiglio assolutamente di vederla!).

Vedere la mostra, e, all’interno di essa (spoiler!), gli spezzoni di alcuni ruoli memorabili dell’artista, mi ha fatto sentire l’impulso irrefrenabile di riguardare quello che rappresenta la prima “apparizione memorabile” che l’ha portato nella mia vita. Perchè la sua prima apparizione nella mia vita è stata proprio nelle vesti di attore, in uno dei film per ragazzi degli anni ’80 a tutt’oggi più amati dagli adulti: Labyrinth.

Parlare di un film come questo è complesso, o meglio, complicato. Come si può anche solo riguardarlo senza che il sentimento nostalgico ci pervada? E’ veramente possibile esprimere un giudizio lucido su questa fiaba (post)moderna, quando lo si è visto per la prima volta all’asilo e le sue immagini e musiche hanno permeato il nostro immaginario per, letteralmente, tutta la nostra vita?

Beh, una cosa la posso dire: riguardare oggi le interpretazioni della super-giovane Jennifer Connelly (allora solo quattordicenne) e di David Bowie, fa tutto un altro effetto.

Da un lato, è possibile notare quanto fosse acerba la recitazione della Connelly, futuro premio oscar e attrice pluripremiata negli anni 2000, ma.. un po’ meno strepitosa di quanto la ricordassi, in questo film.

Dall’altro c’è, invece, Bowie, che, rivisto in età adulta, sprigiona una sensualità e sessualità tutt’altro che velate, e che, probabilmente, all’età di 4 anni non avevo notato (no, non parlerò dell’outfit che indossa durante gran parte del film, ma sappiamo tutti a cosa mi riferisco).

La storia è semplice, si tratta un’avventura di formazione in cui la giovane Sarah (interpretata da Connelly) affronta, attraverso un’elaborata esperienza onirica, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

La ragazza, figlia di genitori separati e non particolarmente favorevole alla presenza della matrigna in casa, ha qualche difficoltà a venire a patti con le proprie responsabilità, incarnate dal personaggio del fratellino infante a cui le è stato chiesto di fare da babysitter. Percepisce questo semplice impegno come un’enorme ingiustizia, tale da spingerla ad invocare il Re dei Goblin, protagonista delle sue letture nerd (sì, Sarah era una nerd, questo va detto), per rapire il piccolo e liberarla da questa schiavitù. Naturalmente il Re dei Goblin, Jareth (Bowie, appunto), compare, rapisce il bambino, e la mette di fronte a se stessa ed alle sue responsabilità.

Sarah si ritroverà dunque a dover attraversare un gigantesco e spaventoso labirinto che, come sarà facile notare in vari momenti in cui questo viene reso esplicito, è costellato di tutti gli oggetti che fanno parte della sua camera di bambina, che si animano e diventano per lei sfide, trabocchetti, scogli da superare per giungere a salvare il fratello.

I personaggi secondari sono simpatici (non del tutto, a dire il vero) esseri fantastici ed antropomorfi, tra cui il Goblin Gogol, il gigante Bubo, il cane Sir Didymus, che cavalca un altro cane non antropomorfo… Beh, certamente, si tratta comunque di un film per bambini.

Alla fine del labirinto, dovrà affrontare Jareth stesso, che rappresenta, ovviamente, il primo incontro con l’erotismo.

La metafora la fa da padrona durante tutto il film, in cui ogni personaggio rappresenta un aspetto della personalità o una “vecchia abitudine”, in cui ogni frase va a costruire il puzzle della personalità della Sarah adulta che emergerà dal labirinto, che ha imparato il valore delle cose, delle persone, dei sentimenti, delle promesse. E che comunque sa che potrà sempre tornare a rifugiarsi nelle sue letture e nelle sue fantasie quando ne avrà bisogno.

Se parte della magia che accompagnò il film alla sua uscita potrebbe andare persa oggi, a causa di alcuni terribili momenti con effetti speciali agghiaccianti (vedi la danza dei Goblin del Fuoco “Chilly down“…brrr!), e di alcune trovate comiche un po’ troppo infantili (ad esempio quando la nostra eroina deve attraversare la Gora dell’Eterno Fetore: una palude che emette, letteralmente, flatulenze. Seriamente? A quanto pare sì), non si può negare che abbia momenti di meravigliosa creatività visiva, tra cui spicca senza dubbio la memorabile scena ambientata all’interno di un quadro di Escher.

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L’interpretazione di Bowie, ambigua, affascinante e spaventosa, è naturalmente tra i più grossi vanti di questa pellicola, anche perchè la sua presenza è direttamente collegata alla colonna sonora, realizzata dall’artista. Se è certamente “Magic Dance” il pezzo che più rimane impresso nella memoria, devo dire che personalmente amo moltissimo anche “Underground“.

Un’ultima annotazione: i Goblins…. I Goblins di questo film, sono uno dei molti modi in cui i bambini degli anni ’80 sono stati orrendamente traumatizzati da piccoli. Voglio dire, sono orribili! Nessun dubbio sull’autenticità delle lacrime del bambino durante le scene nel castello di Jareth, circondato da questi esseri:

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Si tratta, nel complesso, di un film ancora molto piacevole da vedere, non solo per nostalgia, ma anche per apprezzare alcune sfumature che magari erano passate inosservate quando uscì, o per ammirare alcune scene con il famoso “senno di poi”.

Enjoy!

PS. Non ho voluto dire troppo rispetto alla sessualità di Jareth, ma non posso, non posso proprio esimermi dal sottolineare il modo in cui Bowie pronuncia la parola “baby”. Per tutti coloro che dovessero aver visto il film solo in versione doppiata, vi prego, trovate la versione originale ed ascoltate il primo dialogo tra Jareth e Sarah. Tutte le emozioni verranno a voi come per magia, promesso.