“Logan – The Wolverine” I film di genere crescono

Articolo di Andrea Vallese

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Mi è già capitato, in un post precedente, di parlare di quanto i film sui supereroi siano stati, e sono tutt’ora importanti per la mia “crescita cinematografica”. Crescendo con loro mi sono reso conto di quanto le loro qualità più umane (alle quali nel corso degli anni i narratori di queste storie hanno dato più accezione che alle loro gesta) siano riconducibili a quelle di tanta gente del mondo reale che io stimo e ammiro. Quest’evoluzione ha aumentato notevolmente la somiglianza tra questo genere di pellicole e quelle classiche. Si definiscono classiche quelle opere che, spesso e volentieri, soprattutto a Hollywood, sembrano create apposta per puntare a vincere qualche premio prestigioso (Oscar e compagnia bella), mentre i film di supereroi e altre pellicole di genere come il fantasy, lo sci-fi, possono solo ambire ad un “riconoscimento di pubblico”.

Logan – The Wolverine di James Mangold, ultimo film dedicato alla saga degli X-Men e al suo “pezzo da novanta”, Wolverine per l’appunto, è il più recente tentativo di “abbattimento” della distinzione sopra citata e di rivendicazione di una dignità e qualità filmica che merita rispetto e (perchè no?) anche qualche riconoscimento ufficiale. La storia si svolge in un futuro non troppo lontano dove i mutanti si stanno lentamente estinguendo e i pochi sopravvissuti vivono ai margini della società, nascondendosi da quegli umani che un tempo li temevano, mentre ora vogliono trarre vantaggio dal loro genoma X. Wolverine, o meglio, Logan (Hugh Jackman, un attore che non ha mai tradito la sua totale devozione al personaggio che lo ha reso celebre) ci appare più invecchiato e stanco. Vive vicino al confine col Messico. Il suo fattore di guarigione si sta indebolendo e accanto a lui è rimasto solo Charles Xavier/Professor X (Patrick Stewart), ormai novantenne e incapace di controllare la sua telepatia a causa di una forte demenza senile. Quando a Logan viene chiesto di prendersi cura di Laura (Dafne Keen), una bimba-mutante che, curiosamente, è dotata di artigli e di una forza di “wolveriana” memoria, i tre mutanti intraprendono un viaggio verso la frontiera canadese per scortare l’ “innocente creatura” ad una delle poche comunità di mutanti sopravvissute per metterla al sicuro dalle grinfie di militari ferocemente addestrati e da scienziati senza scrupoli.

L’ultima impresa dell’eroe dagli artigli di adamantio è una commistione di generi cinematografici che va dal road movie al western crepuscolare. Di sicuro ciò che meno contraddistingue questo film è il genere a cui appartiene (o dovrebbe appartenere). Non mancano certo le scene d’azione, anzi, ce ne sono di notevoli, ma la forza di questo film sta in altri elementi. C’è un forte richiamo all’attualità (quella post-Trump con i mutanti al posto dei migranti). La violenza e la truculenza di alcune scene aumenta nello spettatore la consapevolezza del realismo e delle sfumature che contraddistinguono la lotta tra il bene e il male (e la citazione dal film Il cavaliere della valle solitaria è azzeccatissima). La vera forza narrativa, però, è nel rapporto tra Logan e Laura caratterizzato, non tanto dall’affinità dei loro super poteri, quanto dal senso di complementarietà umana che li avvicina sempre di più. Una visione che rincuora noi comuni mortali che, anche senza super-poteri, sappiamo di poter percepire l’eroismo non nei plausi e nell’elogio delle masse, ma negli occhi delle persone che per noi sono speciali.

Logan – The Wolverine fa parte di quel ristretto gruppo di film che sono in grado di ridefinire le attese del pubblico di massa, promuovendo quell’effetto-sorpresa che al cinema si sogna, ma che nella vita si cerca. La mia speranza è di poter vedere un giorno un film come questo nella lista dell’Oscar al Miglior Film, non solo perché se lo merita, ma anche perché i suoi spettatori possano sentirsi parte di un target quantitativamente più ampio e qualitativamente più alto.

5 film che non c’entrano niente col Natale (da guardare a Natale).

Articolo di Giorgia Loi

Chi mi conosce lo sa, non sono la più grande fan del Natale. Mi chiamano Grinch, e hanno ragione.

Ma se c’è una cosa assolutamente meravigliosa del Natale è il preziosissimo, impareggiabile tempo libero che regala alle persone, come me, abbastanza fortunate da poter pronunciare in quei giorni la dolcissima parola “ferie”.

Ferie da divano. Ferie dopo un anno di pesantissimo lavoro.

Ferie adatte ad una fantastica maratona di film!

Mentre la tv trasmette sempre le solite cose (alcune bellissime, per carità) a tema, quest’anno, per casualità o per gusto del momento, mi sono ritrovata a fare una maratona di film che vanno dal drammatico al thriller, passando per il dramma psicologico.

Buon Natale, dunque, con questo elenco di film, in ordine di visione, e con le reazioni che mi hanno suscitato.

1. “Freaks”- Tod Browning, 1932

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Capolavoro assoluto degli anni ’30, film talmente rilevante che le sue immagini hanno impregnato la storia dell’horror fino ai giorni nostri, Freaks non è certamente un film leggero.

Dura solo un’ora, ma basta ed avanza per consumare un complesso dramma, dalle potenti sfumature sociali e psicologiche.

Parla di mostri, laddove i mostri, i “freaks” appunto, sono persone nate con deformità o aberrazioni fisiche, che si guadagnano da vivere esibendo le proprie bizzarre fisicità al pubblico del circo. A tratti, questi personaggi vengono dipinti come bambini, attraverso la figura di una simbolica “mamma” (una donna “normale” che si prende cura di loro), ed attraverso la scelta dei due protagonisti, due nani dall’aspetto così delicato da sembrare bambini di 4 o 5 anni. Questa scelta, visivamente, è di certo funzionale alla trama. Visti come incapaci di volontà umana da una società che li relegava ad uno stato praticamente bestiale, sono anche visti come ingenui, ed appaiono innocenti e potenziali vittime predilette di malintenzionati e truffatori. Quando una truffa viene tentata ai danni di uno di loro, però, emerge, in maniera traumatica per lo spettatore, la natura non solo assolutamente adulta e smaliziata, ma anche crudele di questi personaggi, e la potenza della società creata da questi reietti, che hanno fatto del proprio isolamento un vessillo.

Chi se la prende con uno di loro,dovrà affrontarli tutti. E la vendetta sarà…beh, accidenti, ma davvero non l’avete visto?? Trovatelo, e guardatelo!!

2. “Black Swan”- Darren Aronofsky, 2010

10376048-1303394684-556260-CB3E-6D39-DA86.jpgEcco, benissimo, dopo la tragedia totalizzante di Freaks, perché non lasciarsi andare ad una storia in cui il dolore psichico e fisico accompagnano lo spettatore, minuto dopo minuto, a passo di danza?

Non avevo mai visto questo film, per quanto famoso, e devo ammettere che l’avevo preso per un thriller psicologico. In effetti è mascherato da thriller per alcuni versi, ma di fatto non è altro che la devastante storia di una disfunzione totale alla vita. La protagonista, Nina Sayers (Natalie Portman) in quanto personaggio, è dipinta a tratti tenui. La capiamo completamente solo alla fine (di cui non parlerò), ma durante tutto il film viviamo con lei un trauma non ben definito, uno stress reso condizione patologica, una vita inadeguata che non si può chiamare tale, ed, in tutto ciò, la danza. La danza non è altro che l’ossessione che racchiude tutto il resto, e che ha sempre permesso a questo personaggio di fuggire da tutto il resto.

Il film inizia in un momento, nella vita professionale della ballerina, di cambiamento. Il cambiamento destabilizza l’ordine fittizio della sua vita, e fa emergere tutte le problematiche che la permeano. I momenti di autolesionismo sanguinolento li ho mal tollerati, sarà che la cena della vigilia non era stata tra le più leggere, ma a volte ha minacciato di riemergere.

Agghiacciante e devastante, sostanzialmente.

3. “Requiem for a dream” – Darren Aronofsky, 2000

Requiem-For-A-DreamDopo Black Swan, perché non divertirsi con un altro simpatico film di Aronofsky? Ero stata avvertita rispetto a questo film. Il mio ragazzo mi aveva consigliato di fare attenzione: “E’ soltanto uno dei film più depressivi e senza speranza che abbia mai visto”, mi aveva detto.

Gli avevo creduto eh, ma l’ho guardato lo stesso. Evviva il Natale, no?

Ebbene: è uno dei film più depressivi e senza speranza che abbia mai visto! Il film fin da subito non ne fa mistero. Ogni personaggio che incontriamo è chiaramente circondato da così tanto dolore da essere irrimediabilmente destinato ad un’implosione totale. La cosa più evidente nell’assoluto dramma di questo film è la volontà di sottolineare un’assoluta, incolmabile solitudine che permea la vita di tutti. Ognuno di loro è guidato da un pensiero, il sogno di cui parla il titolo, che è in realtà un’ossessione, che vive di vita propria all’interno del personaggio, ma non riesce ad integrarsi con il resto del mondo. Ogni ossessione porterà il personaggio che la coltiva esattamente, o quasi, alla fine che ci si può aspettare quando li si incontra.

Non è un film di cui interessi la trama. E’ una lunga, terrificante catarsi nella quale immergersi quando si ha bisogno di un po’ di discesa agli inferi. Alla fine del film, viene spontaneo fare una telefonata alla mamma, per sentirsi gelare un po’ meno il sangue nelle vene. Beh, essendo natale, alla fine del film sono andata a cenare con la mamma. Anche se avevamo finito di pranzare poco prima che iniziassi a vederlo.

4. “The Prestige”- Christopher Nolan, 2006

PBrTAruZN_1339905942.jpgOk, riprendiamoci un po’ con un film più allegr… oh, ehm. Not so much, really.

Parliamo di Nolan, in fondo, che di norma non si fregia di fare film che facciano sghignazzare lo spettatore.

Il film è comunque godibilissimo: parla di maghi! Nell’800! A Londra! Tutti con un meraviglioso accento inglese! Maghi ed il loro trucchi… e le loro ossessioni, di nuovo.

Il film si apre con un processo per omicidio: il mago Alfred Borden (Christian Bale) è accusato di aver ucciso, sabotandone un trucco, l’altro mago, Robert Angier (Hugh Jackman). Da qui parte il racconto della storia della vita dei due, di come si sono conosciuti, di come siamo arrivati qui. Ci troviamo di fronte a due rivali, ognuno dei quali ha un fedele aiutante, ognuno dei quali ha una bella famiglia, ognuno dei quali ha dei segreti. Non faccio spoiler, perchè è un film pieno, pienissimo di sorprese, ma dico che l’ossessione per il “prestige”, il trucco magico perfetto, e l’ossessione per la vendetta che in questa si specchia, porteranno la trama a risvolti anche crudeli, psicologicamente forti, eticamente drammatici. Anche in questo film, i personaggi sono tutti “rotti”, broken, intrappolati in vite che non sono altro che pericolosi circoli viziosi senza via d’uscita. L’unica via d’uscita può essere il trucco magico perfetto..

Due cose da dire di questo film: la prima è che va visto almeno due volte, e dopo aver visto il finale si capisce il perchè. La seconda è: David Bowie!!

5.“Collateral”-Michael Mann, 2004

03Con Collateral ho un po’ cambiato genere. Se nei primi 4 film si ritrovano delle tematiche comuni, dall’ossessione alla vendetta, dal dramma psicologico alla solitudine esistenziale, qui torniamo ad una dimensione più classicamente d’azione, thriller-poliziesco. Anche se non si tratta proprio di un thriller classico. Gli elementi ci sono: un super-sicario in missione per conto di super-cattivi, un’indagine poliziesca, una trama fatta di omicidi e sparatorie, con tanto di agenti governativi.

Ma credo che di questo film colpisca in particolare la profonda caratterizzazione dei personaggi, la grande empatia che si viene a creare con entrambi i protagonisti, sia il “buono” che il “cattivo”, che durante il film “seguiamo” nelle vicende che si svolgono tutte nell’arco di una notte. Le riprese interamente notturne sono certamente d’impatto, e la colonna sonora ben strutturata e molto ricercata. Il clima generale del film crea uno strano contrasto tra la notte aperta della città, ed un senso di claustrofobia, che in realtà è esistenziale, ed emerge più dalle parole dei personaggi che dalle situazioni.

Non sono una fan di Tom Cruise, ma qui è notevole, come lo è il suo personaggio Vincent, che riesce costantemente, fino all’ultimo, a stupire con una profondità atipica (considerata la professione che svolge).

La mia maratona finisce qui… Copiatemi, se ci riuscite!

Buona visione!

PS. In realtà sto mentendo. Ho visto un altro film. Ho visto Star Wars, The force awakens, al cinema, posti prenotati da giorni. Ma mi sto ancora riprendendo da “quella cosa”, è troppo presto per parlarne!