“Parenti Serpenti”- Il racconto di un Natale meno buono, ma più vero.

Articolo di Andrea Vallese

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Il Natale è un tripudio di tradizione e anche il cinema, in questo periodo, non è da meno. Da una parte ci sono i film nelle sale che si sfidano al botteghino, dai “cinepanettoni” e commedie italiane affini (che diventano ogni anno sempre più uguali a se stessi) alle grandi saghe fantasy senza dimenticare i film di animazione che, dal punto di vista qualitativo, ne escono sempre vincitori. Dall’altra troviamo i film che puntualmente il palinsesto televisivo ficca sempre nel palinsesto natalizo. Solo per citarne alcuni “Una poltrona per due”, “Miracolo sulla 34° strada”, “Love actually”, fino ai vecchissimi “Il piccolo Lord” e “La vita è meravigliosa”, tutti film che strabordano di spirito natalizio e di buoni sentimenti che rendono ogni Natale simile a tutti gli altri.

Purtroppo, per questo motivo, non sono un amante di queste feste, dato che la mia passione per il cinema, mi spinge a preferire film che portino qualcosa di nuovo e alternativo. Comunque anche io, per non fare torto alla tradizione, custodisco nel mio “bagaglio cinematografico” il mio film di Natale: Parenti Serpenti di Mario Monicelli, commedia del lontano 1993, che propone allo spettatore una visione delle festività natalizie “apparentemente tradizionale”. Nel paese di Sulmona in Abruzzo, in casa di nonno Saverio e nonna Trieste arrivano come ogni anno, da varie parti d’Italia, per le festività, i quattro figli con le rispettive famiglie. Tutto scorre normalmente tra cene, pranzi, regali, giochi di società, qualche pettegolezzo futile sulla famiglia, sul paese e sul gossip. La tranquillità s’interrompe, però, bruscamente, quando nonna Trieste annuncia che lei e il marito non vogliono più vivere da soli e chiedono ai quattro figli di decidere chi di loro è disposto ad accoglierli nella loro dimora, ricevendo in cambio l’intestazione della casa d’origine. Ecco che la rassicurante quotidianità si dissolve tra la paura di doversi accollare i due genitori anziani e le gelosie e i risentimenti che trovano (finalmente!) l’occasione per venire alla luce, accompagnati dagli scheletri nell’armadio e l’attaccamento alle cose materiali. Tutto questo porterà i gretti figli ad un’amara quanto drastica decisione (che qui, per chi ancora non ha visto il film, sarebbe veramente un sacrilegio “spoilerare”).

Il film si regge molto sulla bravura di grandi caratteristi del cinema italiano come Marina Confalone, Alessandro Haber, Cinzia Leone, la compianta Monica Scattini e l’indimenticabile Paolo Panelli. Con questo film Monicelli, regista da sempre impegnato a raccontare i vizi e i difetti dell’Italia e degli italiani, offre allo spettatore la visione di un Natale che fa da “copertura” al marcio che caratterizza la vera essenza dell’uomo comune. Certo, la decisione di raccontare gli eventi attraverso la voce ingenua e innocente del nipote più piccolo della famiglia è un espediente utile per mantenere la narrazione ad un livello comico e satirico. Ciò permette di ridere e ironizzare sugli stessi eventi che, riscontrati nel nostro animo e nella nostra vita, genererebbero sentimenti di tutt’altro genere.

Chi legge sarebbe, giustamente, portato a credere che i miei sentimenti verso il Natale siano, per così dire, poco tradizionali. Da parte mia credo che ogni tanto una visione dissacrante faccia bene (e non solo a Natale). In ogni essere umano convivono il bene e il male e questo è un dato di fatto. Credo che l’inclinazione alla bontà a cui siamo sottoposti in questo periodo rischi (per effetto del “terzo principio della dinamica”) di sfociare nell’ipocrisia e nella falsità, sentimenti che di nobile hanno ben poco. Mantenere uno sguardo sul reale, anche se poco idilliaco, ci aiuta a restare persone vere soprattutto di fronte a coloro che amiamo. Anche perché a Natale si dice sempre la verità (cit. Love Actually).

Il Signore degli Anelli- Una maratona di tradizione, bellezza e umanità

Articolo di Andrea Vallese

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Anche queste feste natalizie sono finite. Come per la maggior parte delle persone, anche per me Natale è un momento di stacco e di raccoglimento con i propri cari. E la cosa sicuramente più interessante è che mi lascia molto tempo per (ri)vedere tanti film.

Natale è anche sinonimo di tradizione e il cinema, rispetto a questo, non fa eccezione. Basti pensare ai film che tutti gli anni in questo periodo invadono i canali televisivi (Il Piccolo Lord, Una poltrona per due, Miracolo nella 34° Strada, Gremlins, Mamma ho perso l’aereo…) o a quelli che si ripropongono nelle sale cinematografiche (un cine-panettone, un film Disney, un film con Richard Gere…).

Per non essere da meno, anche io, da ormai dieci anni, ho creato la mia tradizione natalizia, ritagliandomi una giornata da dedicare alla trilogia del Signore degli Anelli di Peter Jackson (2001-2003). Sono talmente fedele a questo rituale che non ho permesso alla più recente (e, purtroppo, deludente) trilogia dello Hobbit (2012-2014) di inserirsi (ne tantomeno di sostituirsi).

Un altro significato che richiama il Natale è amore. Si sa, a Natale siamo (o dovremmo essere) tutti più buoni con gli altri, ma, anche in questa circostanza, non dobbiamo dimenticarci di noi stessi. Quindi, in sostanza, dedicare una giornata alla visione di questa meravigliosa trilogia è un atto d’amore verso me stesso.

Ho perso il conto di quante volte ho visto le avventure della Terra di Mezzo, ma, di sicuro, ogni volta è come se fosse la prima. Non metterei il fantasy tra i miei generi preferiti. Essendo figlio degli anni ’80, sono sempre stato abituato ad un certo tipo di film di questa categoria come La Storia Infinita (1984), Ladyhawke (1985), Willow (1988), ottimi prodotti d’intrattenimento, ma niente di più. Il Signore degli Anelli fa un balzo enorme avvicinandosi all’epos dei grandi kolossal del passato. Classificare i tre film (La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri, Il Ritorno del Re) come fantasy è quasi riduttivo, dal momento che all’interno convivono combattimenti degni di Braveheart o Il Gladiatore, drammi esistenziali e scene molto splatter. In sostanza, il Signore degli Anelli è l’esempio lampante di come una buona sceneggiatura, che ha saputo trasporre fedelmente le pagine dell’omonimo libro di J. R. R. Tolkien, possa essere il fulcro dall’arte di scenografi, costumisti, musicisti e tecnici di effetti speciali d’avanguardia, e non il contrario.

Il motivo per cui quest’opera mastodontica tocca le corde del mio cuore sta nel grande spazio che viene dato alla psicologia e alle dinamiche dei vari personaggi, facendo passare le oltre nove ore di visione in un lampo. Gli attori, da Elijah Wood (Frodo) a Viggo Mortensen (Aragorn), passando per Ian McKellen (Gandalf), Sean Astin (Sam), Liv Tyler (Arwen) e Andy Serkis (Gollum, la prima grande interpretazione motion capture), sono riusciti a dare ai personaggi una connotazione reale. Lo spettatore può davvero provare l’angoscia di Frodo nel portare l’Anello, il dissidio interiore di Gollum e di Bilbo nell’esserne ossessionati, ammirare il coraggio di Sam o di Aragorn, riconoscere la paternità (e la modernità) dei consigli di Gandalf (possiamo soltanto decidere cosa fare col tempo che ci viene concesso). E’ più facile trovare questo spessore in un’opera di Shakespeare che in un fantasy. Eppure c’è.

La convivenza (spesso difficile) tra le varie creature della Terra di Mezzo, uomini, elfi, nani e hobbit diventa, alla fine, una lezione su quanto sia importante trovare la chiave per instaurare una convivenza pacifica tra persone e popoli di cultura diversa. E’ un messaggio di grande attualità e perfettamente incline, sia con lo spirito natalizio, sia con i buoni propositi per l’anno nuovo.

A distanza di dieci anni Il Signore degli Anelli è l’unico film che riesce a strapparmi ancora qualche lacrima e di questo non provo imbarazzo o rimorso perché, come dice Gandalf, non tutte le lacrime sono un male.

5 film che non c’entrano niente col Natale (da guardare a Natale).

Articolo di Giorgia Loi

Chi mi conosce lo sa, non sono la più grande fan del Natale. Mi chiamano Grinch, e hanno ragione.

Ma se c’è una cosa assolutamente meravigliosa del Natale è il preziosissimo, impareggiabile tempo libero che regala alle persone, come me, abbastanza fortunate da poter pronunciare in quei giorni la dolcissima parola “ferie”.

Ferie da divano. Ferie dopo un anno di pesantissimo lavoro.

Ferie adatte ad una fantastica maratona di film!

Mentre la tv trasmette sempre le solite cose (alcune bellissime, per carità) a tema, quest’anno, per casualità o per gusto del momento, mi sono ritrovata a fare una maratona di film che vanno dal drammatico al thriller, passando per il dramma psicologico.

Buon Natale, dunque, con questo elenco di film, in ordine di visione, e con le reazioni che mi hanno suscitato.

1. “Freaks”- Tod Browning, 1932

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Capolavoro assoluto degli anni ’30, film talmente rilevante che le sue immagini hanno impregnato la storia dell’horror fino ai giorni nostri, Freaks non è certamente un film leggero.

Dura solo un’ora, ma basta ed avanza per consumare un complesso dramma, dalle potenti sfumature sociali e psicologiche.

Parla di mostri, laddove i mostri, i “freaks” appunto, sono persone nate con deformità o aberrazioni fisiche, che si guadagnano da vivere esibendo le proprie bizzarre fisicità al pubblico del circo. A tratti, questi personaggi vengono dipinti come bambini, attraverso la figura di una simbolica “mamma” (una donna “normale” che si prende cura di loro), ed attraverso la scelta dei due protagonisti, due nani dall’aspetto così delicato da sembrare bambini di 4 o 5 anni. Questa scelta, visivamente, è di certo funzionale alla trama. Visti come incapaci di volontà umana da una società che li relegava ad uno stato praticamente bestiale, sono anche visti come ingenui, ed appaiono innocenti e potenziali vittime predilette di malintenzionati e truffatori. Quando una truffa viene tentata ai danni di uno di loro, però, emerge, in maniera traumatica per lo spettatore, la natura non solo assolutamente adulta e smaliziata, ma anche crudele di questi personaggi, e la potenza della società creata da questi reietti, che hanno fatto del proprio isolamento un vessillo.

Chi se la prende con uno di loro,dovrà affrontarli tutti. E la vendetta sarà…beh, accidenti, ma davvero non l’avete visto?? Trovatelo, e guardatelo!!

2. “Black Swan”- Darren Aronofsky, 2010

10376048-1303394684-556260-CB3E-6D39-DA86.jpgEcco, benissimo, dopo la tragedia totalizzante di Freaks, perché non lasciarsi andare ad una storia in cui il dolore psichico e fisico accompagnano lo spettatore, minuto dopo minuto, a passo di danza?

Non avevo mai visto questo film, per quanto famoso, e devo ammettere che l’avevo preso per un thriller psicologico. In effetti è mascherato da thriller per alcuni versi, ma di fatto non è altro che la devastante storia di una disfunzione totale alla vita. La protagonista, Nina Sayers (Natalie Portman) in quanto personaggio, è dipinta a tratti tenui. La capiamo completamente solo alla fine (di cui non parlerò), ma durante tutto il film viviamo con lei un trauma non ben definito, uno stress reso condizione patologica, una vita inadeguata che non si può chiamare tale, ed, in tutto ciò, la danza. La danza non è altro che l’ossessione che racchiude tutto il resto, e che ha sempre permesso a questo personaggio di fuggire da tutto il resto.

Il film inizia in un momento, nella vita professionale della ballerina, di cambiamento. Il cambiamento destabilizza l’ordine fittizio della sua vita, e fa emergere tutte le problematiche che la permeano. I momenti di autolesionismo sanguinolento li ho mal tollerati, sarà che la cena della vigilia non era stata tra le più leggere, ma a volte ha minacciato di riemergere.

Agghiacciante e devastante, sostanzialmente.

3. “Requiem for a dream” – Darren Aronofsky, 2000

Requiem-For-A-DreamDopo Black Swan, perché non divertirsi con un altro simpatico film di Aronofsky? Ero stata avvertita rispetto a questo film. Il mio ragazzo mi aveva consigliato di fare attenzione: “E’ soltanto uno dei film più depressivi e senza speranza che abbia mai visto”, mi aveva detto.

Gli avevo creduto eh, ma l’ho guardato lo stesso. Evviva il Natale, no?

Ebbene: è uno dei film più depressivi e senza speranza che abbia mai visto! Il film fin da subito non ne fa mistero. Ogni personaggio che incontriamo è chiaramente circondato da così tanto dolore da essere irrimediabilmente destinato ad un’implosione totale. La cosa più evidente nell’assoluto dramma di questo film è la volontà di sottolineare un’assoluta, incolmabile solitudine che permea la vita di tutti. Ognuno di loro è guidato da un pensiero, il sogno di cui parla il titolo, che è in realtà un’ossessione, che vive di vita propria all’interno del personaggio, ma non riesce ad integrarsi con il resto del mondo. Ogni ossessione porterà il personaggio che la coltiva esattamente, o quasi, alla fine che ci si può aspettare quando li si incontra.

Non è un film di cui interessi la trama. E’ una lunga, terrificante catarsi nella quale immergersi quando si ha bisogno di un po’ di discesa agli inferi. Alla fine del film, viene spontaneo fare una telefonata alla mamma, per sentirsi gelare un po’ meno il sangue nelle vene. Beh, essendo natale, alla fine del film sono andata a cenare con la mamma. Anche se avevamo finito di pranzare poco prima che iniziassi a vederlo.

4. “The Prestige”- Christopher Nolan, 2006

PBrTAruZN_1339905942.jpgOk, riprendiamoci un po’ con un film più allegr… oh, ehm. Not so much, really.

Parliamo di Nolan, in fondo, che di norma non si fregia di fare film che facciano sghignazzare lo spettatore.

Il film è comunque godibilissimo: parla di maghi! Nell’800! A Londra! Tutti con un meraviglioso accento inglese! Maghi ed il loro trucchi… e le loro ossessioni, di nuovo.

Il film si apre con un processo per omicidio: il mago Alfred Borden (Christian Bale) è accusato di aver ucciso, sabotandone un trucco, l’altro mago, Robert Angier (Hugh Jackman). Da qui parte il racconto della storia della vita dei due, di come si sono conosciuti, di come siamo arrivati qui. Ci troviamo di fronte a due rivali, ognuno dei quali ha un fedele aiutante, ognuno dei quali ha una bella famiglia, ognuno dei quali ha dei segreti. Non faccio spoiler, perchè è un film pieno, pienissimo di sorprese, ma dico che l’ossessione per il “prestige”, il trucco magico perfetto, e l’ossessione per la vendetta che in questa si specchia, porteranno la trama a risvolti anche crudeli, psicologicamente forti, eticamente drammatici. Anche in questo film, i personaggi sono tutti “rotti”, broken, intrappolati in vite che non sono altro che pericolosi circoli viziosi senza via d’uscita. L’unica via d’uscita può essere il trucco magico perfetto..

Due cose da dire di questo film: la prima è che va visto almeno due volte, e dopo aver visto il finale si capisce il perchè. La seconda è: David Bowie!!

5.“Collateral”-Michael Mann, 2004

03Con Collateral ho un po’ cambiato genere. Se nei primi 4 film si ritrovano delle tematiche comuni, dall’ossessione alla vendetta, dal dramma psicologico alla solitudine esistenziale, qui torniamo ad una dimensione più classicamente d’azione, thriller-poliziesco. Anche se non si tratta proprio di un thriller classico. Gli elementi ci sono: un super-sicario in missione per conto di super-cattivi, un’indagine poliziesca, una trama fatta di omicidi e sparatorie, con tanto di agenti governativi.

Ma credo che di questo film colpisca in particolare la profonda caratterizzazione dei personaggi, la grande empatia che si viene a creare con entrambi i protagonisti, sia il “buono” che il “cattivo”, che durante il film “seguiamo” nelle vicende che si svolgono tutte nell’arco di una notte. Le riprese interamente notturne sono certamente d’impatto, e la colonna sonora ben strutturata e molto ricercata. Il clima generale del film crea uno strano contrasto tra la notte aperta della città, ed un senso di claustrofobia, che in realtà è esistenziale, ed emerge più dalle parole dei personaggi che dalle situazioni.

Non sono una fan di Tom Cruise, ma qui è notevole, come lo è il suo personaggio Vincent, che riesce costantemente, fino all’ultimo, a stupire con una profondità atipica (considerata la professione che svolge).

La mia maratona finisce qui… Copiatemi, se ci riuscite!

Buona visione!

PS. In realtà sto mentendo. Ho visto un altro film. Ho visto Star Wars, The force awakens, al cinema, posti prenotati da giorni. Ma mi sto ancora riprendendo da “quella cosa”, è troppo presto per parlarne!