La grande scommessa- Una lezione di economia (e di vita) alla portata di tutti

Articolo di Andrea Vallese

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Sarò sincero. Se “La Grande Scommessa” di Adam McKay non avesse ottenuto tante nomination agli Oscar non credo che avrebbe avuto la mia attenzione. L’economia e la finanza sono argomenti lontani anni luce dal mio interesse e non li ho mai ritenuti temi adatti allo spettacolo e all’intrattenimento. Comunque, dato che ripongo grande fiducia nelle scelte dell’Academy Award (cosa che mi ha sempre esposto alle critiche di molti), mi sono fatto coraggio e mi sono addentrato “nel fantastico mondo di Wall Street”.

La pellicola è ambientata nel periodo antecedente al crollo finanziario del 2008, anno in cui le strutture del capitalismo hanno cominciato a cedere per arrivare alla crisi economica che, prima in America, poi nel resto del mondo, ha segnato per sempre il destino di molti (se non di tutti). In questo scenario il film segue tre vicende. La prima è quella di Michael Blurry (un notevole Christian Bale), eccentrico e non convenzionale manager di un fondo d’investimento che, dopo aver notato la presenza eccessiva e sospetta di mutui ad alto rischio, decide di scommettere contro l’intero mercato immobiliare, mettendosi contro tutti gli investitori. Da questa scoperta il trader Mark Baum (Steve Carell), su segnalazione dell’impiegato bancario Jared Vennett (Ryan Gosling), scopre che nel mercato immobiliare le banche stanno vendendo in maniera spropositata delle obbligazioni di debito con la complicità (implicita o meno) delle agenzie di rating, mettendo a rischio tutto il sistema economico. A questa manovra si interessano due giovani investitori Charlie e Jamie che si faranno aiutare dal banchiere in pensione Ben Rickert (Brad Pitt) per entrare nell’operazione e scommettere così contro il sistema economico americano. Alla fine tutte le intuizioni dei personaggi si riveleranno azzeccate e ciascuno ne trarrà un grande profitto. Purtroppo ne conseguirà l’amara consapevolezza che il loro successo significherà la rovina economica e sociale di tanta gente.

Non è stato facile seguire tutte queste vicende, soprattutto per l’uso ingente di un linguaggio specifico fatto di termini conosciuti solo agli esperti di alta finanza. Nonostante questo “inconveniente tecnico”, prestando alla storia la dovuta attenzione ho assistito a un film interessante, ma anche piacevole, dove si alternano momenti drammatici e situazioni comiche. Ciò che ne viene fuori è una commedia che parla di eventi drammatici, ma con ironia. L’intuizione più riuscita è affidare alcune spiegazioni tecniche a personaggi famosi e non di mestiere (l’attrice Margot Robbie, il cuoco Anthony Bourdain, la cantante Selena Gomez), per dimostrare che la terminologia della finanza può essere illustrata a chiunque con gli esempi giusti. Grazie a questo espediente, i protagonisti della storia possono essere visti nel loro lato più umano e il regista ha potuto lavorare sul loro conflitto interiore, generato dal loro essere al tempo stesso profeti e “profittatori” dell’apocalisse dell’economia mondiale.

Più che essere spettatore di un film, mi sono sentito come cavia di un esperimento. Credo che “la grande scommessa” del regista sia dimostrare che tutto può essere compreso se diamo al nostro cervello la possibilità (e la fiducia) nel prestare attenzione. Non nego che quando sono uscito dal cinema sono rimasto un po’ frastornato, ma sono felice di aver “superato la prova”. Ho capito quanto sia importante soffermarsi sulle cose e capire ciò che succede, stando molto attenti a tutte le distrazioni a cui quotidianamente siamo sottoposti dai media (cartelloni pubblicitari, videoclip). Ovviamente ciascuno di noi è (e deve sentirsi) libero di impiegare la propria mente in ciò che gli interessa di più, ma è fondamentale sapere che la sua scelta può orientarsi tranquillamente su qualsiasi argomento.